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locandina"CONSULENTE AGRONOMO" ha il piacere di proporvi un CORSO PROFESSIONALE (base e avanzato) DI COLTIVAZIONE E POTATURA DELL'OLIVO "A VASO POLICONICO".

SOGGETTI PROPONENTI:  SCUOLA DI POTATURA DELL'OLIVO,                                                                                                         diretta dal Dott.Agronomo Giorgio Pannelli                                                                                         www.scuolapotaturaolivo.it    www.giorgiopannelli.it

CONSULENTE AGRONOMO   www.consulenteagronomo.it

DOCENTI DEL CORSOdott. Antonino Filippo Lonobile - Direttore Formatore della Scuola di                                              Potatura dell'Olivo                                                                                                                                          Matteo Kovatz - Coordinatore Nazionale della Scuola di Potatura                                                      dott. Antonio De Masi - Potatore Certificato della Scuola di Potatura

A CHI E' RIVOLTO:  a tecnici ed operatori del settore, ma anche a privati appassionati di                                          olivicoltura

OBIETTIVI DEL CORSO:  si intende fornire aggiornamenti di tecnica colturale, finalizzati al                                                       miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione olivicola;                                                     salvaguardare il patrimonio olivicolo toscano.

IL PERCHE' DI QUESTO CORSO:  l'intento è quello di migliorare la professionalità nel settore e                                                          di indicare la strada da perseguire per aumentare la redditività                                                            degli oliveti, nel rispetto della fisiologia della pianta; sono                                                                troppi infatti gli oliveti abbandonati perchè l'olivo viene                                                                          considerato spesso "una rimessa".

CONTENUTI DEL CORSO:  innovazioni nella coltivazione dell'olivo - tecnica di potatura -                                                               esercitazioni pratiche di potatura di allevamento, produzione e riforma.

TECNICA DI POTATURA:  "a vaso policonico", agevolata e semplificata; con questa tecnica è                                                      possibile ridurre in maniera importante i tempi di potatura nel rispetto                                              della fisiologia della pianta e in particolare si mette in atto attraverso                                                  l'utilizzo di attrezzatura "telescopica" operando quindi da terra senza                                            l'utilizzo delle scale.

RILASCIO DI ATTESTATO:  al termine del corso verrà rilasciato l'attestato di partecipazione valido                                              per l'iter formativo di Potatore Certificato della scuola di Potatura                                                    dell'Olivo (gli approfondimenti potete trovarli facendo l'accesso diretto                                              al sito della Scuola di Potatura dell'Olivo).

INFO E CONTATTI Dott. Antonio De Masi 329 9811977                                                                                                          Dott. Maurizio Chiappi 348 3943250                                                                                                        e-mail:  info@consulenteagronomo.it                                                                                                    pagina facebook CONSULENTE AGRONOMO  

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locandina corso potaturaprogramma corso potatura

 

 

 

 

 

 

CONSULENTE AGRONOMO propone il 1° corso professionale di potatura, con il patrocinio della SCUOLA DI POTATURA OLIVO diretta dal Dott Giorgio Pannelli.

Il corso, rivolto a tecnici ed operatori del settore, intende fornire aggiornamenti di tecnica colturale finalizzati al miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione olivicola. In particolare, si intende migliorare la professionalità nel settore della potatura a partire da piante giovani (potatura di allevamento), a piante adulte correttamente impostate (potatura di produzione), fino a piante “scappate” in alto e/o da semplificare nella struttura scheletrica per una più economica gestione delle operazioni di potatura e raccolta (potatura di riforma).
In ogni caso le operazioni saranno eseguite da terra (senza scale) con l’ausilio di attrezzatura telescopica, manuale o elettrica.
Il corso si concluderà con esercitazioni pratiche, durante le quali i partecipanti potranno mettersi alla prova lavorando a gruppi, sotto la guida di un docente Si terrà inoltre una degustazione di oli con nozioni base sui pregi e difetti delle varie classificazioni delle categorie degli oli di oliva.

Negli allegati trovate la locandina, il programma e le indicazioni per iscriversi al corso.

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È stato pubblicato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) il primo bando per l’attuazione del Piano olivicolo nazionale (Pon). Le risorse stanziate ammontano a 4 milioni di euro, destinati a finanziare la realizzazione di progetti che hanno le seguenti finalità:

  • promuovere i regimi di qualità per indirizzare la produzione olivicola nazionale verso obiettivi di sostenibilità sociale, economica, ambientale ed etica per rispondere alle esigenze dei consumatori;
  • informare le aziende olivicole sulle caratteristiche di qualità, sulle forme di garanzia di prodotto e/o di processo, sui metodi di produzione sostenibili adottati nel processo produttivo.

Possono accedere ai contributi le organizzazioni di produttori olivicole e le loro associazioni riconosciute che appartengono alla categoria delle piccole e medie imprese, hanno depositato il proprio bilancio presso la competente Camera di Commercio e non hanno ricevuto aiuti illegali.

Tra le spese ammissibili rientrano gli aiuti per le adesioni ai regimi di qualità (Dop, Igp, Stg, biologico) e gli aiuti per le azioni di formazione professionale e acquisizione di competenze (corsi di formazione, seminari e coaching) e azioni di informazione, compresi gli scambi interaziendali di breve durata nonché le visite di specifiche aziende agricole.

Per ogni progetto presentato viene concesso un contributo massimo pari all’80% delle spese ammissibili. Il progetto deve prevedere un importo complessivo non inferiore ai 200mila euro e non superiore al milione di euro.

I progetti verranno valutati da un’apposita Commissione in base al numero di attività previste (fino a 30 punti), alla qualità (fino a 20 punti), all’ adeguatezza delle risorse umane o organizzative del proponente (fino a 20 punti), al numero di regioni in cui saranno realizzate le attività (fino a 30 punti). Verranno ammessi al finanziamento i progetti che otterranno almeno 50 punti, fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Il termine per la presentazione delle domande scade il 28 febbraio 2017.

Varato nel 2015, con uno stanziamento complessivo di 32 milioni di euro, il Piano olivicolo nazionale si pone l’obiettivo di incrementare la produzione italiana di olive e di olio extravergine senza accrescere la pressione sulle risorse naturali, attraverso la razionalizzazione della coltivazione di oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e l’introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica.

Oltre che per l’adesione ai regimi di qualità, il Pon prevede il finanziamento di progetti relativi alla ricerca e alle reti di impresa, per i quali verranno pubblicati altri bandi.

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(© Osservatorio AGR)

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Come sottolineato più volte dalle autorità, dalle forze di polizia e dagli organismi di controllo, nonché dalla magistratura, il Registro Sian, ovvero il registro telematico di carico e scarico dell'olio d'oliva, è utilissimo ai fini del contrasto dell'illegalità nel settore.

Già vissuto con insofferenza da parte degli operatori, per l'ulteriore adempimento amministrativo a loro carico, oltre che per la farraginosità delle procedure informatiche, rischia di venire sempre più in urto o in odio poiché sta diventando l'autovelox del mondo dell'olio.

Al pari di quegli autovelox che vengono piazzati in rettilineo, con il limite di velocità improvvisamente abbassato da 90 a 50 km/orari, così il limite dei sei giorni per la registrazione delle operazioni rischia di divenire un cappio al collo per il settore oleario.

La sensazione è che con certi autovelox i Comuni italiani vogliano solo fare cassa.

La sensazione, che sta emergendo prepotentemente tra gli operatori olivicolo-oleari, è che la Repressione frodi, con il Registro Sian, voglia fare cassa.

Cosa sta accadendo?

Nel corso della campagna olearia ci sono stati segnalati numerosi casi di contestazioni, basate unicamente sul rilievo informatico del Registro Sian, per ritardo nella registrazione delle operazioni. In altre parole, se sono passati più di sei giorni tra la data che compare su DDT o documento fiscale inserito dall'operatore e la data della trascrizione sul Registro Sian, scatta la multa. Un controllo incrociato che può fare anche un semplice programmino, similmente a quanto accade per l'autovelox Tutor in autostrada.

In base all'articolo 7 comma 1 del decreto legislativo 103/2016: “Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 300 a euro 1.200 a chiunque non rispetti le modalita' di tenuta telematica del predetto registro stabilite nell'ambito dei servizi informativi del sistema informativo agricolo nazionale.

La legge è la legge e in quanto tale va sempre rispettata.

Cosa accade, però, se il cittadino (nel caso di specie l'operatore olivicolo-oleario) non è messo in condizioni di adempiere agli obblighi di legge? Nulla, la sanzione scatta lo stesso.

Ingiustamente, però.

Già perchè nel Registro Sian vi sono i cosiddetti controlli bloccanti. Un errore nella compilazione del modulo informatico non permette l'inserimento dei dati. Spesso il motivo del blocco non è spiegato, oppure è spiegato assai male, con la conseguenza di doversi rivolgere al call center o all'apposito servizio istituito da Agea. Chi ha avuto a che fare con tale servizio sa che, prima di avere una risposta comprensibile e intelleggibile, può passare anche qualche giorno. Il risultato è che il termine dei sei giorni per la registrazione del movimento dell'olio può essere oltrepassato.

In questi casi l'operatore può contestare la multa, offrendo a supporto gli scambi mail nei quali chiedi spiegazioni rispetto ai disguidi informatici che si possono venire a creare con il Registro Sian. Con quali probabilità di successo?

A contestare l'irregolarità è la Repressione frodi e ad applicare la sanzione è la stessa Repressione Frodi.

Ma c'è di più, perchè il citato decreto legislativo 103/2016 all'articolo 10, comma 3 specifica che “Il 50 per cento dei proventi derivanti dal pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie affluiti sul predetto capitolo dell'entrata del bilancio statale e' riassegnato ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per essere assegnato al Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualita' e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari per le attivita' di controllo e di vigilanza nel settore oleario.

Insomma la Repressione frodi effettua l'accertamento, applica la sanzione e irroga la multa e intasca il 50% della stessa sanzione amministrativa.

L'effettiva entrata in vigore del decreto, di fatto con la nuova campagna olearia, le nuove attribuzioni, anche pecuniarie, alla Repressione frodi e lo strano attivismo della stessa autorità nelle ultime settimane sono sicuramente una casualità.

Certo gli operatori olivicolo-oleari ricordano bene il detto: “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”

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corso-potatura-olivoSiamo lieti di proporvi e pubblicizzare il CORSO di POTATURA dell'OLIVO a vaso policonico che si terrà il 12-13 febbraio 2017 a Peccioli (PI).

Un corso promosso da ASCOE - Associazione Assaggiatori e Cultori Olio Extravergine di oliva e da TEATRO NATURALE - Magazine su agricoltura biologica, prodotti naturali e mangiare sano; con docenti di grande competenza e professionalità.

Il programma del corso, le informazioni e i contatti per l'iscrizione li trovate sulla locandina.

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città dell olioQualche settimana fa, a Pesaro, in occasione di un convegno su “Biodiversità olivicola – leva di marketing per l’olivicoltura italiana”, organizzato dall’ Enohobby dei Colli malatestiani in premessa della consegna dell’Orciolo d’Oro, il prof. Fontanazza ha parlato di un’Italia che accusa un forte bisogno di Olio extravergine di oliva. Volendo e dovendo dare una risposta alla domanda interna ed esterna di olio extravergine di oliva, ci sarebbe la necessità – a detta del prof. Fontanazza – di impiantare altri 600mila ettari di olivi da aggiungere al milione e poco più di ettari attualmente censiti.

L’illustre relatore ha parlato di nuovi impianti e non degli olivi e oliveti abbandonati che, facendo una ricognizione delle situazioni nelle principali regioni olivetate, sono un buon 40% del milione e più di ettari di olivi censiti. In pratica, tra le superfici da recuperare e quelle da coltivare con nuovi impianti, questo nostro Paese ha un enorme bisogno di olivi (paesaggi) e di olio extravergine (immagine di bontà e salute). Basterebbe solo programmare questo recupero e questa nuova espansione della cultura e dotarsi di una strategia di marketing, sostenuta anche da una rete di strutture permanenti, per fare dell’olivicoltura il momento di rilancio di quell’ “agricoltura contadina”, la sola di cui ha bisogno questo nostro Paese per utilizzare e affermare il ricco patrimonio di biodiversità e l’origine della qualità.

Per procedere seriamente al recupero dell’Appennino che, rischia invece, di apparire ancora una volta osso da rosicchiare e, questa volta definitivamente, per appagare quanti hanno tutto l’interesse di avere in mano questo immenso territorio per altri fini. Viene da pensare alla fascia costiera che, da qualche decennio a questa parte, ha registrato un’accelerazione del processo di furto e abuso del suo territorio con il risultato che il 51% dei litorali italiani è stato divorato da colate di cemento e asfalto. Ben 3.300 chilometri dei 6.500 dalla fascia costiera (dati Legambiente) trasformati in modo irreversibile e, con la nuova legge Madia, questo processo troverà un’accelerazione e non un blocco. Un processo che tocca il resto del territorio italiano che, dopo l’invasione della pianura padana e l’impossibilità nei fatti di procedere, si va alla ricerca di terreno lungo l’Appennino, cioè nel centro e nel sud, e – si guardi bene – non per una nuova occupazione, ma per togliere quella poca che c’è ed è quasi tutta nelle campagne.  Non a caso si parla di un nuovo esodo di 5 milioni di meridionali che – è bene tenerlo presente – è già cominciato con i tanti giovani che staccano il biglietto di solo andata.

Se il territorio – bene di tutti – è la sola ricchezza rimasta, è evidente la necessità di bloccare il furto e la sua distruzione, cioè le due azioni che portano a far scappare i protagonisti veri della nostra agricoltura contadina. Parlo dei tutori di paesaggi, tradizioni e ambienti quali sono sempre stati i coltivatori, e, con essi, a far venire meno il compito primario dell’agricoltura che è quello di produrre cibo, cioè l’energia primaria del mondo animale e dell’uomo in particolare. E, del cibo, quel prodotto unico che è l’olio extravergine di oliva, filo conduttore della Dieta mediterranea, cioè di uno stile di vita che previene malattie e aiuta a stare in salute.

Serve ricordare che il territorio e l’olivo o, se volete, i territori degli olivi e degli oli, hanno ispirato la Carta dei Fondamenti sulla quale è stata costruita l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, e il rispetto di questi fondamenti hanno portato a far vivere e rendere vincenti programmi e sogni che sono tanta parte del ruolo svolto dall’Anco nei suoi quasi ventidue anni di vita. Un tempo che ha inciso molto sui processi di crescita, soprattutto culturale, di un mondo, quello dell’olivo e dell’olio, che ha già fatto il giro di boa per cogliere nuovi esaltanti obiettivi.

Si tratta di prendere atto di questa “rivoluzione” e cercare di guidare nel migliore dei modi i processi e, così, rendere sempre più prossimi i traguardi che l’olio deve tagliare da vincitore.

Che fare? Sarebbe bello leggere che il sindaco di una città dell’olio annunci la decisione, presa all’unanimità del Consiglio, di affiancare al nome della città e al simbolo dell’Anco, l’olivina firmata da Ro Marcenaro, la scritta “Territorio intoccabile”. E, anche, che dopo aver proceduto a fare un’analisi della realtà del suo territorio, convoca pubbliche assemblee per riferire del quadro della situazione dell’olivicoltura, e, insieme, discutere sul da farsi per avviare il recupero degli olivi e oliveti abbandonati. Pensare a dar vita a forme associative collegate ai compiti e finalità dell’agricoltura sociale in grado di riportare questi olivi a produrre, per poi raccogliere, trasformare e ottenere un olio da promuovere, valorizzare e mettere a disposizione del consumatore.

Un “territorio intoccabile, città dell’olio”, che rilancia e espande la sua olivicoltura, privilegia i produttori ancora attivi e coinvolge i soggetti svantaggiati per non continuare a vivere il muro del pianto e vedere l’abbandono una volta che le lacrime si sono seccate.

Una, due, dieci, cento città dell’olio sparse sul territorio italiano per ripartire dalle risorse e dai valori di questa miniera d’oro (la sola che abbiamo) e portare avanti un processo di recupero della fiducia, della partecipazione, del dialogo, della voglia di fare, premessa indispensabile per l’altro recupero, che è quello degli olivi e degli oliveti abbandonati.

C’è solo la curiosità di vedere chi inizia e vuole, così, diventare esempio anche per altre situazioni e realtà, e, rispondere con i fatti alle nuove leggi “Agricoltura sociale” e “Biodiversità”, e, anche, ad  altre norme che si possono considerare utili e, come tali, positive, se stimolano il cambiamento e, nel momento in cui aiutano a rendere “intoccabile il territori”, offrono opportunità e un futuro degno di essere vissuto, ripagando così le nuove generazioni.

Pasquale Di Lena
fondatore e presidente onorario delle Città dell’Olio

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Olive-Oil-Tasting-GlassLa Camera di Commercio di Pisa organizza in collaborazione con A.s.CO.E un corso per assaggiatori di olio di oliva (teorico-pratico) idoneo a fornire l’abilitazione per l’iscrizione nell’ Elenco Nazionale di Tecnici ed Esperti degli oli di oliva vergini ed extravergini e si pone l’obiettivo di far acquisire nozioni sulle materie di base del settore e sulle caratteristiche fisiologiche dell’olio al fine di riconoscerne pregi e difetti principali.

Al termine verrà rilasciato un attestato di idoneità fisiologica all’assaggio a tutti coloro che avranno frequentato almeno il 85% delle ore di lezione e superato le prove selettive.

Il corso è attualmente in fase di riconoscimento da parte della Regione Toscana.

Per chi è:
Il corso è rivolto a tutti coloro che desiderano acquisire una conoscenza specialistica dell’olio di oliva: produttori olivicoli, titolari o operatori di frantoio, dipendenti o titolari di industrie di trasformazione o imprese commerciali del settore oleario, dipendenti o titolari di strutture ricettive e della ristorazione, agronomi e consulenti di aziende olivicole, appassionati al settore della degustazione dell’olio extravergine di oliva.

Periodo corso: dal 30 giugno al 6 luglio 2016 dalle ore 9.00 alle ore 18.00

Durata corso: 40 ore di lezione

Sede: Camera di Commercio di Pisa – Piazza Vittorio Emanuele II, 5 – Pisa

Quota adesione: euro 500,00 + IVA 22%

Docenza: Dott. Luciano Scarselli – Capo Panel del Comitato di Assaggio della Camera di Commercio di Pisa e altri docenti esperti del settore.

A chi rivolgersi:
Ufficio Agricoltura
Camera di Commercio di Pisa
Piazza Vittorio Emanuele II n.5 56125 Pisa
Tel.050/512220/280
e-mail: agricoltura@pi.camcom.it

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olive-tasting-glassesQuando sentiamo un difetto organolettico in un olio in realtà non stiamo percependo una sola molecola ma un insieme di molecole e a dimostrarlo un'altra volta una ricerca dell'Università californiana di Davis.
La letteratura scientifica sull'argomento è sempre molto ricca e spesso riserva anche qualche sorpresa.
Non sempre, per esempio, i ricercatori sono concordi nell'individuare i composti chiave di un certo aroma o difetto organolettico.
In alcuni casi, rispetto alla letteratura disponibile, si scopre che, a parità di difetto, alcuni composti sono molto presenti in alcuni campioni e non in altri. E' il caso dei 3,4-dietil-1,5-esadiene e 3-etil-1,5-ottadiene, trovati in percentuali sensibili, fino al 22% del totale, in alcuni oli rancidi dall'Università di Davis,

Partiamo da qualche elemento base.

La sensazione di rancido è causata dall'ossidazione o dalla foto ossidazione delle catene di acidi grassi insaturi con conseguente formazione di composti volatili C6-C12.
Altre sensazioni, tra cui riscaldo, muffa e inacetito, sono dovute a fermentazione a carico delle olive. I batteri Clostridium e Pseudomonas sarebbero i maggiori responsabili della formazione delle molecole del riscaldo. I batteri Aspergillus e Penicillium di quello di muffa. Alcuni lieviti, con fermentazioni anaerobiche, possono portare alla formazione del difetto di inacetito-avvinato.

I ricercatori americani hanno cercato di individuare i composti volatili presenti nello spazio di testa dell'olio attraverso analisi complesse, ovvero gascromatografia con combinazione con rilevatore a ionizzazione di fiamma o spettrometria di massa dopo micro estrazione in fase solida o estrazione dello spazio di testa dinamico.

Per quanto riguarda l'olio rancido nello spazio di testa dell'olio sono stati trovati 33 diversi composti. Più precisamente 17 aldeidi (60.18%), 6 alcoli (25.08%), 3 chetoni (3,04%), 2 esteri (4,14%), 1 acido (3.97% ) e 2 terpeni (0.81%).
Inoltre, 3,4-dietil-1,5-esadiene e 3-etil-1,5-ottadiene sono stati rilevati nello spazio di testa di oli di oliva rancidi. Questi dimeri pentenici erano assenti o trovati in tracce in altri campioni di olio difettosi. Resta dunque da capire il loro ruolo nel comporre il difetto organolettico.

Per quanto riguarda l'olio con odor di muffa i composti individuati sono stati 34. Sono state individuate quantità elevate di esteri (37.75%), alcoli (20.21%) e acidi (16.96%). Rispetto a studi precedenti che individuavano in butanoato etile, propanoato etile e acetato di butile i composti maggiormente rappresentativi, i composti dominanti nello studio americano sono stati acetato di Z-3-esenile (23.79 %), acetato di esile (5,48%), acetato di etile (4,27%) e acetato di ottile (4,21%). Acido acetico (11,98%), acetato di etile (4,27%), acido nonanoico (3,50%) ed etanolo (3,44%) sono gli indici di una fermentazione anaerobica causata da Pseudomonas che è stata ritrovata anche nell'olio con odor di muffa.

Pochi dubbi quando si tratta di avvinato, invece. Il composto più presente nello spazio di testa, in senso assoluto, è l'acido acetico (77,95%), conosciuto come il principale prodotto della fermentazione causate da batteri acetici. Significativa, comunque, anche la presenza di acido butirrico (2,35%), acido esanoico (2,58%) e acido pentanoico (0,6%).

Negli oli ottenuti da olive congelate, invece, sono stati trovati alti livelli di limonene, fino al 61,62%. Composti riscontrati solo negli oli da olive congelate α-pinene (0,10%), benzaldeide (0,11%), β-pinene (0,19%), myrcene (2.66 %), phenyloxirane (0,12%), e-β-ocimene (0,56%), benzoato di metile (0,12%) e linalolo (0,39%), myrcene (2,66%), E-β-ocimene (6,26%) e benzoato di metile (0,61%).

Non tutti questi composti, però, sono i responsabili chiave dell'odore di difetto. Per scoprire questi composti è necessario procedere a un'analisi statistica, che tenga conto anche dei valori soglia di questi composti, ovvero dei valori al di sotto dei quali l'odore non è percepibile.

Secondo i ricercatori americani i composti chiave del difetto di rancido sono gli isomeri del 2,4 eptadienale, gli isomeri 2,4 decadeienale, il E-2-nonenale e il E-2-decennale.
Per gli oli con difetto di stantio l'acetato di Z-3-esenil e i composti dell'acido nonanoico.
Per l'avvinato l'acido acetico e quello butirrico.
Il limonene è quello chiave per l'olio da olive congelate.

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calabria olioIl congresso straordinario dell’AIFO, dopo 20 anni di attività associativa, si è concluso con una affermazione semplice e definitiva: l'olio extravergine artigianale esiste in Italia perché esistono 5000 frantoi oleari, perché si coltivano 500 cultivar, perché si esercita la professione del mastro oleario e quindi l’olio dalle olive può definirsi artigianale quando, in questo specifico contesto, è il risultato della sapiente creatività dell’artigiano, l’unico vero produttore di olio extravergine. Gli altri cosiddetti produttori d’olio in realtà fanno olive (gli agricoltori) o confezionano bottiglie (imbottigliatori e grandi marchi).

Perché abbiamo parlato di specifico contesto? Perché è la realtà del nostro Paese, produttiva e storica, a qualificare e definire il made in Italy, l’olio prodotto italiano.
5000 frantoi per 500 cultivar: sarebbe sufficiente questo dato per mettere fine ad inutili e pretestuose discussioni e riconoscere che la salvaguardia di questo patrimonio è nell’interesse di tutti, o almeno di tutti coloro che vogliono difendere l’olivicoltura nazionale e il diritto dei consumatori a scegliere, tra i tanti diversi oli, quello che gli piace di più.

I delegati al congresso sono stati fortunati perché non hanno dovuto ascoltare la solita nota e stupida contestazione “tutti gli oli dalle olive sono fatti in frantoio”, così come si diceva “tutte le paste sono fatte in un pastificio”.

Ci ha pensato l’Autorità per la concorrenza a fare giustizia di una simile fesseria quando ha sentenziato a proposito della pasta artigianale “…la valutazione delle diciture utilizzate nei messaggi, “pasta artigianale” e “prodotto artigianale”, dipende dall’incidenza relativa e dalla valorizzazione dell’apporto umano, eventualmente legato all’utilizzo di metodologie ed utensili tradizionali, nel sistema di produzione adottato dall’operatore. Sulla base di quanto accertato nel corso dell’istruttoria, è emerso che tutte le società parti del presente procedimento realizzano la propria produzione attraverso procedure diversificate caratterizzate, seppure in misura variabile, dalla significatività dell’apporto umano. In particolare, risulta che le fasi della lavorazione siano effettuate o manualmente o sotto il controllo diretto del personale addetto, con un apporto limitato delle procedure automatizzate, peraltro in certa misura necessarie trattandosi di produzioni in serie, data la natura del prodotto”.

In più, per quanto riguarda l’olio dalle olive, c’è la scelta, che fa il mastro oleario, delle cultivar, della loro selezione e miscelazione ed infine la scelta tra le diverse modalità di produzione per ottenere quello specifico prodotto, il suo extravergine unico e irripetibile.

L'olio artigianale vale oggi il 26% del mercato. Il dibattito ha messo in luce che il problema è quello di farlo riconoscere al consumatore sullo scaffale del supermercato. La domanda è stata girata ai rappresentanti della GDO che hanno seguito i lavori congressuali e la risposta è stata univoca, la definizione in etichetta di prodotto artigianale è un ulteriore elemento di informazione e di trasparenza verso i consumatori. E lo stesso discorso vale per il commercio online. Quindi ben venga. Ma c’è di più, e sarà bene che ne tengano conto coloro che scrivono i decreti delegati per l’attuazione del piano olivicolo, gli investimenti in promozione possono portare l’olio artigianale ad essere il 50% del consumo di olio d’oliva con tutte le positive ricadute che questo può avere sulle coltivazioni e quindi sul commercio delle olive. Ci riflettano gli agricoltori e le loro organizzazioni.

Ora tocca ai frantoiani: mettiamoci la faccia e un po' di orgoglio. Non abbiamo bisogno né di norme, né di autorizzazioni. Abbiamo già una legge (regionale) che riconosce che l’unica impresa, che può definirsi produttore di olio dalle olive, è il frantoio artigiano, una legge che attribuisce la responsabilità del prodotto al mastro oleario e ne istituisce l’albo professionale e abbiamo l’AIFO, una forza associativa in grado di difendere i nostri diritti e gli interessi delle nostre imprese.
“Siamo artigiani, produttori dell’olio artigianale” e allora dalla prossima campagna facciamo un olio secondo i parametri previsti dal consorzio di tutela che dobbiamo fondare e mettiamo sul mercato i nostri tanti e diversi oli artigianali. Poi la parola passa al consumatore.

di Giampaolo Sodano
pubblicato il 27 maggio 2016 in Pensieri e Parole > Editoriali

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oliomio-tem-1024x955Buongiorno Giorgio“, “Buongiorno Tommaso“, una stretta di mano e ci accomodiamo nel piccolo ufficio di Giorgio Mori. Gli dico io: “Mi sembra di conoscerti da venti anni e sono emozionato nell’ entrare nel tuo grande laboratorio, ho veramente tante domande da farti perché il mondo dell’olio mi appartiene da quando sono nato ed ho ancora tanta voglia di imparare.

Da quanti anni lavori nella Mori TEM?

“Sono entrato in questa azienda alla fine delle scuole superiori. L’azienda è cominciata a crescere negli anni ’80 e abbiamo continuato ad aumentare il lavoro in maniera costante fino ad oggi. La grande svolta per noi è avvenuta nel 1993, quando abbiamo progettato Oliomio il piccolo impianto oleario a ciclo continuo”.

Come è nato Oliomio e chi ha avuto l’idea di progettare l’impianto oleario a ciclo continuo?

“Quando si lavora in team è difficile individuare la proprietà intellettuale di un’idea. Ti posso solo dire che lavorando a stretto contatto con i produttori mi ero accorto che con gli impianti a pressione l’olio non veniva bene. Quindi abbiamo iniziato a lavorare su questa nuova macchina che è stata brevettata proprio in quegli anni e ci ha fatti conoscere nel mondo con il nome di Oliomio”.

Avete mai avuto il timore che questa nuova tecnologia non venisse recepita dal mercato nella giusta maniera?

“Sinceramente no, era esattamente quello che il mercato stava aspettando. Negli anni ’80/’90 c’era la mentalità del fai-da-te, soprattutto sull’olio e la domanda per i piccoli impianti a pressione era veramente molto alta, anche se era evidente che questi macchinari avessero dei problemi, soprattutto con i fiscoli.

Un giorno mi chiamò un produttore dell’Abruzzo, in lacrime, perché aveva avuto dei grossi problemi con i fiscoli e doveva buttare via 5 quintali d’olio. In tutta onestà buona parte della responsabilità era sua, comunque l’evento mi colpì molto e pensai che era arrivato il momento di trovare una soluzione per eliminare i fiscoli. Bisognava creare una macchina senza separatore per i piccoli produttori di olio”.

Sono sempre più curioso, ma come avviene il processo?

“Il processo è semplice. Le olive vengono pulite dalle foglie e dai rami con una macchina che si chiama DLE, che sta per: defogliazione, lavaggio, elevazione. Questo significa che le olive vengono pulite, lavate e portate sul frangitore. Qui vengono frante e la pasta che ne risulta cade nella gramola.

E’ qui che il processo cambia rispetto alle macchina a pressione, infatti la pasta di olive invece di passare alla pressa sui fiscoli, finisce in una centrifuga orizzontale che in due fasi separa il solido dal liquido: da una parte esce la sansa con l’acqua, dall’altra l’olio. Il processo è finito ed il prodotto non si riscalda minimamente e non tocca materiali potenzialmente inquinanti come i fiscoli”.

Qual è stata la risposta del mercato? E’ andata come ti aspettavi?

“No, è andata molto meglio di come mi aspettavo. I primi anni abbiamo visto quadruplicare la richiesta di impianti Oliomio. Inoltre Sandro Vannucci che all’epoca conduceva Linea Verde ci invitò a partecipare al programma tramite il CNR.

Durante la trasmissione facemmo l’olio direttamente nel campo con Oliomio, la nostra macchina a ciclo continuo. Fu un vero successo e non solo nazionale: è grazie a quella partecipazione che sono andato in Australia e ho cominciato a collaborare con i produttori australiani. La macchina era perfetta per le loro esigenze: avevano qualche quintale di olive, volevano provare a vedere come sarebbe uscito l’olio e la nostra macchina Oliomio era perfetta per le loro esigenze”.

Che capacità ha Oliomio?

Oliomio è una macchina monoblocco che può frangere un massimo di due quintali di olive all’ora. Ha una grandezza di 1 m x 2 m, alta 1,50 m. Nel mondo siamo gli unici a produrre macchine così piccole per produrre olio di alta qualità. Ovviamente negli ultimi 20 anni la tecnologia è stata migliorata e l’olio che si ottiene oggi con Oliomio è davvero un olio di grande qualità. Colore, profumi e gusto all’ennesima potenza”.

Oltre a Oliomio, la Mori TEM produce anche altri macchinari?

“Oliomio è la linea di macchine per i piccoli produttori. Oltre a queste costruiamo impianti per le grandi aziende agricole olivicole, macchinari che hanno una capacità produttiva fino ai venti quintali l’ora. Abbiamo 4 diversi prodotti che si differenziano tra di loro per il sistema di trasformazione che incide ovviamente sull’olio stesso.

Per esempio il Sintesi e il Cultivar sono due impianti dedicati alla produzione di olii ad alto contenuto fenolico. Inoltre le nostre macchine sono dotate di un software proprietario con comandi in remoto: un nostro cliente ha un impianto in Uruguay e può controllarlo comodamente da qua, oppure noi della Mori TEM possiamo settarglielo qua dai nostri laboratori.

Quello a cui io sto puntando però, non è tanto vendere le macchine, che sono solo uno strumento; ciò che mi interessa profondamente è il sistema con cui viene prodotto l’olio, il concetto di alta qualità che deve stare alla base della produzione di questo incredibile prodotto.

Ti ripeto: le macchine sono solo strumenti, da un’ oliva eccellente io non posso aggiungere qualità, ma posso solo toglierne; nell’olio le cose non funzionano come nel vino che nel passaggio in cantina qualche piccolo difetto dell’uva può essere corretto. Nel mondo oleario sono importanti la qualità della materia e il processo con cui il prodotto viene lavorato. Quando vendo un impianto di una certa entità, normalmente seguo il cliente fino a che non riesce a produrre un olio di ottima qualità; se così non facessi, mi sentirei responsabile, anche se la colpa, ovviamente, non sarebbe la mia, dato che la macchina funziona perfettamente”.

So che eri molto amico del Dott. Marco Mugelli, capo panel alla Camera di Commercio di Firenze Agronomo, olivicoltore ed elaiotecnico, una figura che ha lasciato il segno nel mondo dell’olio toscano…

Marco Mugelli oltre ad essere un grande amico, aveva delle intuizioni davvero notevoli e mi spingeva sempre alla ricerca di una qualità superiore. Da quando è prematuramente scomparso nel 2011 è stato difficile per me mantenere la stessa voglia di miglioramento e ricerca. Marco era una persona di poche parole e le nostre discussioni si focalizzavano prevalentemente sull’olio, su modifiche da fare agli impianti e cose così. Era un vulcano di idee ed è stato il mio maestro, gli devo davvero tanto“.

Chiudo così l’intervista a Giorgio Mori con il ricordo del Dott. Marco Mugelli, ripromettendomi di venire a trovarti nuovamente, magari per raccontare da vicino l’istallazione di una di queste rivoluzionari frantoi direttamente presso un’azienda olearia.

MORI-TEM Srl Via Leonardo da Vinci n. 59 – Tavarnelle Val di Pesa (FI) – Tel. 055 80.71.568 – www.tem.it

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