Archivio tag: olivicoltura

locandina"CONSULENTE AGRONOMO" ha il piacere di proporvi un CORSO PROFESSIONALE (base e avanzato) DI COLTIVAZIONE E POTATURA DELL'OLIVO "A VASO POLICONICO".

SOGGETTI PROPONENTI:  SCUOLA DI POTATURA DELL'OLIVO,                                                                                                         diretta dal Dott.Agronomo Giorgio Pannelli                                                                                         www.scuolapotaturaolivo.it    www.giorgiopannelli.it

CONSULENTE AGRONOMO   www.consulenteagronomo.it

DOCENTI DEL CORSOdott. Antonino Filippo Lonobile - Direttore Formatore della Scuola di                                              Potatura dell'Olivo                                                                                                                                          Matteo Kovatz - Coordinatore Nazionale della Scuola di Potatura                                                      dott. Antonio De Masi - Potatore Certificato della Scuola di Potatura

A CHI E' RIVOLTO:  a tecnici ed operatori del settore, ma anche a privati appassionati di                                          olivicoltura

OBIETTIVI DEL CORSO:  si intende fornire aggiornamenti di tecnica colturale, finalizzati al                                                       miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione olivicola;                                                     salvaguardare il patrimonio olivicolo toscano.

IL PERCHE' DI QUESTO CORSO:  l'intento è quello di migliorare la professionalità nel settore e                                                          di indicare la strada da perseguire per aumentare la redditività                                                            degli oliveti, nel rispetto della fisiologia della pianta; sono                                                                troppi infatti gli oliveti abbandonati perchè l'olivo viene                                                                          considerato spesso "una rimessa".

CONTENUTI DEL CORSO:  innovazioni nella coltivazione dell'olivo - tecnica di potatura -                                                               esercitazioni pratiche di potatura di allevamento, produzione e riforma.

TECNICA DI POTATURA:  "a vaso policonico", agevolata e semplificata; con questa tecnica è                                                      possibile ridurre in maniera importante i tempi di potatura nel rispetto                                              della fisiologia della pianta e in particolare si mette in atto attraverso                                                  l'utilizzo di attrezzatura "telescopica" operando quindi da terra senza                                            l'utilizzo delle scale.

RILASCIO DI ATTESTATO:  al termine del corso verrà rilasciato l'attestato di partecipazione valido                                              per l'iter formativo di Potatore Certificato della scuola di Potatura                                                    dell'Olivo (gli approfondimenti potete trovarli facendo l'accesso diretto                                              al sito della Scuola di Potatura dell'Olivo).

INFO E CONTATTI Dott. Antonio De Masi 329 9811977                                                                                                          Dott. Maurizio Chiappi 348 3943250                                                                                                        e-mail:  info@consulenteagronomo.it                                                                                                    pagina facebook CONSULENTE AGRONOMO  

Share

locandina corso potaturaprogramma corso potatura

 

 

 

 

 

 

CONSULENTE AGRONOMO propone il 1° corso professionale di potatura, con il patrocinio della SCUOLA DI POTATURA OLIVO diretta dal Dott Giorgio Pannelli.

Il corso, rivolto a tecnici ed operatori del settore, intende fornire aggiornamenti di tecnica colturale finalizzati al miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione olivicola. In particolare, si intende migliorare la professionalità nel settore della potatura a partire da piante giovani (potatura di allevamento), a piante adulte correttamente impostate (potatura di produzione), fino a piante “scappate” in alto e/o da semplificare nella struttura scheletrica per una più economica gestione delle operazioni di potatura e raccolta (potatura di riforma).
In ogni caso le operazioni saranno eseguite da terra (senza scale) con l’ausilio di attrezzatura telescopica, manuale o elettrica.
Il corso si concluderà con esercitazioni pratiche, durante le quali i partecipanti potranno mettersi alla prova lavorando a gruppi, sotto la guida di un docente Si terrà inoltre una degustazione di oli con nozioni base sui pregi e difetti delle varie classificazioni delle categorie degli oli di oliva.

Negli allegati trovate la locandina, il programma e le indicazioni per iscriversi al corso.

Share

mappa-nuovi-focolai_o-950x633Tutta da rifare la strategia di comunicazione sull’emergenza Xylella in Puglia. All’indomani dell’affermazione rassicurante del Governatore Michele Emiliano («La Xylella non è un dramma: la stiamo contenendo», dall’Ansa del 22 gennaio) e della pubblicazione di un controverso articolo («Xylella sconfitta», Corriere della Sera edizione locale, 22 gennaio), il temibile batterio patogeno torna a fare parlare di sè battendo 5 pesanti colpi. L’esteso piano di controlli del Servizio fitosanitario è infatti ancora in corso e il report del 23 gennaio ha identificato 5 nuovi focolai nell’area di contenimento nelle province di Taranto e Brindisi.

Dal sito ufficiale www.emergenzaxylella.it emerge che i focolai riguardano i comuni di Grottaglie, Carovigno, San Vito dei Normanni, Taranto (tra Carosino e San Marzano, sulla riva dell’invaso “Pappadai”) e Ceglie Messapica. Nei primi 4 casi sono già state campionate le piante delle specie ospiti nel raggio di 100 metri. I 5 siti appaiono allineati sulla direttrice Pulsano-Specchiolla, delineando un nuovo fronte virtuale parallelo ma avanzato di circa una ventina di chilometri rispetto a quello della precedente campagna di monitoraggio del 2015. È la dimostrazione che il gelo non può rappresentare l’arma finale contro l’epidemia.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 4/2017 L’Edicola di Terra e Vita

Share

città dell olioQualche settimana fa, a Pesaro, in occasione di un convegno su “Biodiversità olivicola – leva di marketing per l’olivicoltura italiana”, organizzato dall’ Enohobby dei Colli malatestiani in premessa della consegna dell’Orciolo d’Oro, il prof. Fontanazza ha parlato di un’Italia che accusa un forte bisogno di Olio extravergine di oliva. Volendo e dovendo dare una risposta alla domanda interna ed esterna di olio extravergine di oliva, ci sarebbe la necessità – a detta del prof. Fontanazza – di impiantare altri 600mila ettari di olivi da aggiungere al milione e poco più di ettari attualmente censiti.

L’illustre relatore ha parlato di nuovi impianti e non degli olivi e oliveti abbandonati che, facendo una ricognizione delle situazioni nelle principali regioni olivetate, sono un buon 40% del milione e più di ettari di olivi censiti. In pratica, tra le superfici da recuperare e quelle da coltivare con nuovi impianti, questo nostro Paese ha un enorme bisogno di olivi (paesaggi) e di olio extravergine (immagine di bontà e salute). Basterebbe solo programmare questo recupero e questa nuova espansione della cultura e dotarsi di una strategia di marketing, sostenuta anche da una rete di strutture permanenti, per fare dell’olivicoltura il momento di rilancio di quell’ “agricoltura contadina”, la sola di cui ha bisogno questo nostro Paese per utilizzare e affermare il ricco patrimonio di biodiversità e l’origine della qualità.

Per procedere seriamente al recupero dell’Appennino che, rischia invece, di apparire ancora una volta osso da rosicchiare e, questa volta definitivamente, per appagare quanti hanno tutto l’interesse di avere in mano questo immenso territorio per altri fini. Viene da pensare alla fascia costiera che, da qualche decennio a questa parte, ha registrato un’accelerazione del processo di furto e abuso del suo territorio con il risultato che il 51% dei litorali italiani è stato divorato da colate di cemento e asfalto. Ben 3.300 chilometri dei 6.500 dalla fascia costiera (dati Legambiente) trasformati in modo irreversibile e, con la nuova legge Madia, questo processo troverà un’accelerazione e non un blocco. Un processo che tocca il resto del territorio italiano che, dopo l’invasione della pianura padana e l’impossibilità nei fatti di procedere, si va alla ricerca di terreno lungo l’Appennino, cioè nel centro e nel sud, e – si guardi bene – non per una nuova occupazione, ma per togliere quella poca che c’è ed è quasi tutta nelle campagne.  Non a caso si parla di un nuovo esodo di 5 milioni di meridionali che – è bene tenerlo presente – è già cominciato con i tanti giovani che staccano il biglietto di solo andata.

Se il territorio – bene di tutti – è la sola ricchezza rimasta, è evidente la necessità di bloccare il furto e la sua distruzione, cioè le due azioni che portano a far scappare i protagonisti veri della nostra agricoltura contadina. Parlo dei tutori di paesaggi, tradizioni e ambienti quali sono sempre stati i coltivatori, e, con essi, a far venire meno il compito primario dell’agricoltura che è quello di produrre cibo, cioè l’energia primaria del mondo animale e dell’uomo in particolare. E, del cibo, quel prodotto unico che è l’olio extravergine di oliva, filo conduttore della Dieta mediterranea, cioè di uno stile di vita che previene malattie e aiuta a stare in salute.

Serve ricordare che il territorio e l’olivo o, se volete, i territori degli olivi e degli oli, hanno ispirato la Carta dei Fondamenti sulla quale è stata costruita l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, e il rispetto di questi fondamenti hanno portato a far vivere e rendere vincenti programmi e sogni che sono tanta parte del ruolo svolto dall’Anco nei suoi quasi ventidue anni di vita. Un tempo che ha inciso molto sui processi di crescita, soprattutto culturale, di un mondo, quello dell’olivo e dell’olio, che ha già fatto il giro di boa per cogliere nuovi esaltanti obiettivi.

Si tratta di prendere atto di questa “rivoluzione” e cercare di guidare nel migliore dei modi i processi e, così, rendere sempre più prossimi i traguardi che l’olio deve tagliare da vincitore.

Che fare? Sarebbe bello leggere che il sindaco di una città dell’olio annunci la decisione, presa all’unanimità del Consiglio, di affiancare al nome della città e al simbolo dell’Anco, l’olivina firmata da Ro Marcenaro, la scritta “Territorio intoccabile”. E, anche, che dopo aver proceduto a fare un’analisi della realtà del suo territorio, convoca pubbliche assemblee per riferire del quadro della situazione dell’olivicoltura, e, insieme, discutere sul da farsi per avviare il recupero degli olivi e oliveti abbandonati. Pensare a dar vita a forme associative collegate ai compiti e finalità dell’agricoltura sociale in grado di riportare questi olivi a produrre, per poi raccogliere, trasformare e ottenere un olio da promuovere, valorizzare e mettere a disposizione del consumatore.

Un “territorio intoccabile, città dell’olio”, che rilancia e espande la sua olivicoltura, privilegia i produttori ancora attivi e coinvolge i soggetti svantaggiati per non continuare a vivere il muro del pianto e vedere l’abbandono una volta che le lacrime si sono seccate.

Una, due, dieci, cento città dell’olio sparse sul territorio italiano per ripartire dalle risorse e dai valori di questa miniera d’oro (la sola che abbiamo) e portare avanti un processo di recupero della fiducia, della partecipazione, del dialogo, della voglia di fare, premessa indispensabile per l’altro recupero, che è quello degli olivi e degli oliveti abbandonati.

C’è solo la curiosità di vedere chi inizia e vuole, così, diventare esempio anche per altre situazioni e realtà, e, rispondere con i fatti alle nuove leggi “Agricoltura sociale” e “Biodiversità”, e, anche, ad  altre norme che si possono considerare utili e, come tali, positive, se stimolano il cambiamento e, nel momento in cui aiutano a rendere “intoccabile il territori”, offrono opportunità e un futuro degno di essere vissuto, ripagando così le nuove generazioni.

Pasquale Di Lena
fondatore e presidente onorario delle Città dell’Olio

fonte

Share

20151217_102508Il Piano olivicolo nazionale era già stato annunciato nella primavera 2015 ma è difficile che veda la luce prima dell'estate 2016.

Il comitato tecnico agricolo della Conferenza Stato-Regioni, infatti, lo ha messo in stand by. La mancata approvazione blocca la possibilità di erogare i 32 milioni di euro previsti dal Piano e destinati, almeno in parte, al rinnovo degli oliveti e all'impianto di nuovi olivi.

Secondo quanto risulta a Teatro Naturale le perplessità degli assessori regionali all'agricoltura, che hanno chiesto un incontro al Ministro Martina, riguardano le potenziali interazioni tra i Piani di sviluppo rurale, in particolare le misure in campo olivicolo, e il Piano olivicolo nazionale.

E' noto che sono le Regioni ad aver in mano la cassa dei Psr e non accettano di buon grado che linee guida possano essere centralizzate presso il Ministero delle politiche agricole.

Il via libera al Piano olivicolo nazionale, dunque, è condizionato a un accordo politico tra il titolare di via XX settembre e gli assessori regionali. Un compromesso non semplice e che richiederà tempo per essere trovato ed attuato.

Gli assessori regionali all'agricoltura, con la decisione assunta il 17 marzo, smentiscono così sia il Ministro Martina sia il Viceministro Oliverio.

Martina aveva addirittura annunciato, durante la presentazione del progetto Extract, che l'approvazione del Piano olivicolo nazionale da parte della Conferenza Stato Regioni sarebbe avvenuta l'8 marzo. In realtà, come risulta a Teatro Naturale, la Conferenza Stato-Regioni non aveva nemmeno calendarizzato il provvedimento per tale data.

E' stato smentito anche il Viceministro Oliverio che, in occasione di Olio Capitale, ha annunciato che i decreti attuativi del Piano olivicolo nazionale sarebbero stati varati appena dopo Pasqua. “Siamo arrivati - ha spiegato Olivero, dando per scontata l'approvazione del Piano - a conclusione del percorso per quanto riguarda il decreto olio e la possibilità di andare ad attuare quelle norme che nell'anno passato abbiamo previsto per sostenere questo comparto".

Non è nemmeno servito il pressing dell'ultimo minuto dei deputati pugliesi del PD. “L’approvazione del Piano olivicolo nazionale non può essere più rinviata. Governo e Regioni devono trovare subito l’accordo che garantisce agli olivicoltori fondi e opportunità di sviluppo”. Lo affermano i deputati pugliesi del Partito Democratico, invitando l’assessore regionale pugliese alle risorse agroalimentari Leo Di Gioia, coordinatore del settore nella Conferenza Stato-Regioni, a “sollecitare tutti i colleghi a farsi carico di questa responsabilità, diventata più gravosa dopo la scelta dell’Unione Europea di incrementare la quota di olio tunisino esente da dazio”.

Gli olivicoltori, insomma, dovranno aspettare per vedere i primi bandi del Piano olivicolo nazionale. Le risorse a loro destinate dovrebbero aggirarsi sui 10 milioni di euro, mentre gli altri 22 milioni, oltre che per Xylella, verranno destinati alle organizzazioni dei produttori per concentrare l'offerta e migliorare la qualità, nonché per un piano di promozione dell'olio extra vergine di oliva Made in Italy.

di T N
pubblicato il 18 marzo 2016 in Strettamente Tecnico > L'arca olearia

Share

???????????????????????????????Il Commissario Giuseppe Silletti ha presentato qualche giorno fa la propria relazione e il piano anti Xylella alle Camere, intanto però fuori montava la polemica.

Polemica dovuta all'inchiesta giudiziaria della procura di Lecce con le dichiarazioni del procuratore Elsa Valeria Mignone che ha denunciato l'impossibilità di continuare nelle indagini su uno dei filoni, ovvero quello dell'Istituto Agronomico Mediterraneo che gode di immunità. Secondo la pm, come riportato da Famiglia Cristiana, la legge che lo istituì nel 1965 e le modifiche apportate nel 2000 prevedono il divieto di accesso, di perquisizione, di sequestro e di confisca.

Intanto presunti santoni stanno andando in giro per il Salento proponendo "medicine" miracolose. Oltre a panacee e intrugli di composizione ignota, pare che alcuni soggetti si aggirino proponendo anche la vendita di antibiotici (ricordiamo che Xylella è un batterio), il cui utilizzo però è assolutamente vietato in agricoltura.

Nel frattempo Il Piano anti Xylella era stato delineato, frazionando il Salento in zone e suddividendo in due parti nette il territorio con una fascia di eradicazione nella provincia di Lecce dello spessore di 15 km che va dall'Adriatico allo Ionio e ricomprende i comuni di Arnesano, Campi salentina, Carmiano, Copertino, Guagnano, Lecce, Leverano, Monteroni di lecce, Nardò, Novoli, Porto Cesareo, Salice Salentino, Squinzano, Surbo, Trepuzzi e Veglie.

Le prime eradicazioni sarebbero dovute cominciare da Oria, nel brindisino, a partire dai primi di aprile ma il Tar ha bloccato tutto.

Con decreto cautelare pubblicato il 27 marzo, la sezione di Lecce del Tar di Puglia, accogliendo il ricorso dell'avv. Giovanni Pesce, ha bloccato l'eradicazione degli ulivi con sospetto contagio da Xylella Fastidiosa nel terreno di proprietà dello stesso avvocato. Ne dà notizia il legale. Il Tar ha "accolto - riferisce l'avvocato - l'istanza di misure cautelari monocratiche quanto all'eradicazione degli alberi di ulivo". Fissata al 9 aprile l'udienza per discutere sulla richiesta di sospensiva avanzata dal legale.

Il ricorso d'urgenza, con il quale si chiedeva al Tar di fermare l'avvio dell'abbattimento degli ulivi infetti da Xylella, previsto dal 30 marzo prossimo, era stato depositato ieri dagli avvocati Giovanni e Guido Pesce, proprietari di un uliveto con un centinaio di piante a Oria (Brindisi). In particolare sono stati impugnati tutti gli atti del commissario straordinario, Giuseppe Silletti, i verbali di accertamento, le ordinanze, e sono state chieste verifiche più approfondite di tipo documentale e sulle piante.

Secondo quanto emerso dall'approfondimento fatto dai due legali, c'era conoscenza dell'esistenza della Xylella dal 2008, mentre la Regione Puglia ne sarebbe stata consapevole dal 2013.

fonte

Share

olivoLotta contro il tempo per difendere gli ulivi salentini dalla Xylella fastidiosa, il batterio killer che ne provoca il disseccamento e la morte e che ha contaminato, sinora, almeno 90.000 ettari di superficie. Al massimo entro fine aprile dovrà termine l' estirpazione degli ulivi infetti individuati nella fascia compresa tra il leccese e Oria, nel brindisino, larga 15 kilometri ed utile per creare un'area cuscinetto tra quella già contagiata ed il resto della Puglia. Il tempo di notificare le ordinanze ai proprietari degli ulivi e «nei prossimi giorni - dice il commissario governativo, Giuseppe Silletti – dovranno partire le estirpazioni a di Vincenzo Rutigliano - Il Sole 24 Ore - leggi

Share

115822_420x270Con l’accordo politico sull’attuazione nazionale della Pac 2014-2020, raggiunto lo scorso 12 giugno in Conferenza Stato-Regioni, si può considerare concluso il processo di definizione a livello nazionale dei criteri di applicazione delle misure di sostegno accoppiato al settore primario previste dalla nuova Pac. 
Il plafond assegnato al sostegno accoppiato (art. 52 del Reg. 1307/2013) si attesta intorno a 420 milioni di € pari all’11% del massimale nazionale. 
Il documento sull’attuazione della nuova Pac prevede la ripartizione del suddetto plafond nei seguenti macropiani: 
- zootecnia (211,8 milioni di €);
- seminativi (147 milioni di €);
- olio d’oliva (70,4 milioni di €).
Nella distribuzione delle risorse, quindi, un ruolo determinante è stato assegnato al settore della zootecnia che avrà a disposizione quasi il 50% delle risorse destinate alla suddetta tipologia di pagamento. 

Tre premi
All’olio di oliva, saranno destinati 70 milioni di €, quindi solamente il 16,4% del plafond.
Sono previste tre misure: 
1) premio base olivo: per le superfici olivicole localizzate nelle regioni in cui la superficie rappresenta almeno il 25% della Sau regionale (Calabria, Liguria e Puglia); 
2) premio aggiuntivo olivo: destinato alle superfici olivicole localizzate nelle regioni “Obiettivo Convergenza” in cui la superficie olivicola rappresenta almeno il 25% della Sau regionale (Calabria e Puglia), caratterizzate da pendenza media superiore al 7,5%;
3) premio olivicoltura con rilevante importanza economica sociale territoriale ed ambientale: la misura interessa le superfici olivicole aderenti a sistemi di qualità. 
L’appello lanciato dalle Unioni nazionali delle Op e delle Associazioni olivicole per destinare all’olivicoltura una dotazione congrua delle risorse per il sostegno specifico di cui all’art. 52 del Reg. 1307/2013 (aiuto accoppiati) è stato solo parzialmente accolto considerato che: 
- il settore olio di oliva ha percepito ogni anno circa 720 milioni di €;
- il massimale nazionale Pac diminuirà del 10% circa mentre la dotazione finanziaria della Pac annualmente inintercettata dal settore si ridurrà quasi del 50% a causa soprattutto della convergenza interna; 
- è il settore che con l’attuazione della Pac 2014-2020 perderà maggiori risorse (da 720 milioni di € a 380 milioni di €);
- attraverso il nuovo sostegno accoppiato, recupererà solo una piccola parte delle risorse che lo stesso perderà con l’attuazione della nuova Pac. La perdita, infatti, si aggira intorno a 340milioni di €.
Il budget destinato alle tre misure, quindi, permetterà al settore di recuperare solo le risorse che lo stesso perde a causa dell’attivazione della tipologia di pagamento accoppiato (73 milioni di € circa). 
Il sostegno accoppiato per l’olio di oliva sarà, fondamentalmente, una semplice partita di giro. 

Un sostegno inutile
Chi ha lavorato al documento non ha valutato l’elevato livello di rischio nel quale si trova l’olivicoltura nazionale e l’impatto negativo della nuova Pac (i gravi danni provocati dalla convergenza interna alle aziende olivicole). 
Da anni il settore è afflitto da una situazione di difficoltà economica che si sta manifestando con un processo di abbandono produttivo particolarmente significativo in alcune aree del Paese.
Il sostegno accoppiato avrebbe dovuto essere concesso esclusivamente a quei settori o a quelle regioni in cui determinati tipi di agricoltura o determinati settori agricoli, che rivestono particolare importanza per ragioni economiche, sociali o ambientali, si trovano in difficoltà.
L’olivicoltura avrebbe dovuto ricevere una dotazione congrua delle risorse per il sostegno accoppiato. Così non è stato. Si è preferito attuare la classica politica degli aiuti a pioggia che ha generato un sostegno accoppiato inutile, con poche decine di €/ha. 
Si è lavorato per mesi su un documento che sicuramente non apporterà nessun vantaggio alle aziende olivicole e non solo. 
Nonostante l’olivicoltura italiana rischi seriamente di sparire, si ha l’impressione che i decision makers non abbiano nessun interesse per questo settore.

Fonte

Share

grano3Accordo raggiunto tra il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina e gli Assessori regionali all'Agricoltura sull'attuazione in Italia della Politica agricola comune 2014-2020, che vale 52 miliardi di euro. Lo comunica una nota del dicastero. "L'accordo arriva dopo un lungo lavoro con le Regioni - afferma il ministro - che ci consente oggi di scrivere un capitolo importante della nuova Pac, mantenendo l'impegno di chiudere entro maggio. Abbiamo fatto scelte decisive per il futuro e per il rilancio dell'agricoltura guardando a settori strategici''.

Tra le principali decisioni, la ripartizione degli aiuti accoppiati, per i quali è stata fissata una quota all'11%, pari a oltre 426 milioni di euro, lasciando il 4% delle risorse al pagamento di base. I settori sui quali sono state concentrate le risorse sono: zootecnia da carne e da latte, piano proteico e seminativi (riso, barbabietola e pomodoro da industria), olivicoltura. Per incentivare il lavoro giovanile, è prevista la maggiorazione degli aiuti diretti nella misura del 25% per i primi 5 anni di attività per le aziende condotte da under 40, assicurando il livello massimo di plafond disponibile che ammonta a circa 80 milioni di euro.

Il perimetro dei soggetti beneficiari della Pac, con allargamento della "black list" ed esclusione dai contributi delle banche, società finanziarie, assicurative e immobiliari. Riduzione del 50% dei pagamenti diretti sulla parte eccedente i 150.000 euro del pagamento di base e del 100% per la parte eccedente i 500.000 euro. In tale ambito è stato valorizzato al massimo il lavoro in quanto dal taglio saranno esclusi i costi relativi alla manodopera, salari stipendi, contributi versati a qualsiasi titolo per l'esercizio dell'attività agricola; Misure di sostegno per le aree svantaggiate e di montagna, per le quali è stata individuata una diversificazione delle condizioni per essere considerati agricoltori attivi e un premio differenziato per il latte di montagna.

È stato anche stabilito che nel 2016 verranno effettuate verifiche sull'operatività e sull'attuazione delle nuove misure, alla luce anche delle scelte che verranno compiute dagli altri partner europei. Il ministro Martina ha parlato ''scelte decisive per il futuro e per il rilancio dell'agricoltura, guardando in particolare a settori strategici come la zootecnia e l'olivicoltura e programmando un piano proteico nazionale e il sostegno a colture come la barbabietola, il riso e il pomodoro da industria. Fondamentali anche le scelte di una più equa distribuzione delle risorse.

Abbiamo privilegiato il lavoro e i giovani, proprio perché questo settore può essere protagonista del rilancio economico del Paese". "Ringrazio i colleghi assessori - ha dichiarato l'Assessore della Regione Puglia e coordinatore nazionale degli assessori regionali all'Agricoltura, Fabrizio Nardoni - per il grande senso di responsabilità dimostrato nel costruire una proposta unitaria, che testimonia la volontà di dare agli agricoltori più tempo possibile per adeguarsi alla riforma. Pur nella difficoltà della nuova Pac, il sistema delle Regioni, collaborando con il Ministero, è riuscito a trarre un'intesa complessiva a favore del sistema agricolo e che tiene conto delle difficoltà dei settori produttivi".

fonte

Share