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About Consulenti Agronomi

Consulenti Agronomi Maurizio Chiappi e Antonio De Masi, esperti agronomi con conoscenze professionali ed esperienza, apprezzati dai propri clienti e dalle aziende presso cui prestano servizio e consulenza.

Come sottolineato più volte dalle autorità, dalle forze di polizia e dagli organismi di controllo, nonché dalla magistratura, il Registro Sian, ovvero il registro telematico di carico e scarico dell'olio d'oliva, è utilissimo ai fini del contrasto dell'illegalità nel settore.

Già vissuto con insofferenza da parte degli operatori, per l'ulteriore adempimento amministrativo a loro carico, oltre che per la farraginosità delle procedure informatiche, rischia di venire sempre più in urto o in odio poiché sta diventando l'autovelox del mondo dell'olio.

Al pari di quegli autovelox che vengono piazzati in rettilineo, con il limite di velocità improvvisamente abbassato da 90 a 50 km/orari, così il limite dei sei giorni per la registrazione delle operazioni rischia di divenire un cappio al collo per il settore oleario.

La sensazione è che con certi autovelox i Comuni italiani vogliano solo fare cassa.

La sensazione, che sta emergendo prepotentemente tra gli operatori olivicolo-oleari, è che la Repressione frodi, con il Registro Sian, voglia fare cassa.

Cosa sta accadendo?

Nel corso della campagna olearia ci sono stati segnalati numerosi casi di contestazioni, basate unicamente sul rilievo informatico del Registro Sian, per ritardo nella registrazione delle operazioni. In altre parole, se sono passati più di sei giorni tra la data che compare su DDT o documento fiscale inserito dall'operatore e la data della trascrizione sul Registro Sian, scatta la multa. Un controllo incrociato che può fare anche un semplice programmino, similmente a quanto accade per l'autovelox Tutor in autostrada.

In base all'articolo 7 comma 1 del decreto legislativo 103/2016: “Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 300 a euro 1.200 a chiunque non rispetti le modalita' di tenuta telematica del predetto registro stabilite nell'ambito dei servizi informativi del sistema informativo agricolo nazionale.

La legge è la legge e in quanto tale va sempre rispettata.

Cosa accade, però, se il cittadino (nel caso di specie l'operatore olivicolo-oleario) non è messo in condizioni di adempiere agli obblighi di legge? Nulla, la sanzione scatta lo stesso.

Ingiustamente, però.

Già perchè nel Registro Sian vi sono i cosiddetti controlli bloccanti. Un errore nella compilazione del modulo informatico non permette l'inserimento dei dati. Spesso il motivo del blocco non è spiegato, oppure è spiegato assai male, con la conseguenza di doversi rivolgere al call center o all'apposito servizio istituito da Agea. Chi ha avuto a che fare con tale servizio sa che, prima di avere una risposta comprensibile e intelleggibile, può passare anche qualche giorno. Il risultato è che il termine dei sei giorni per la registrazione del movimento dell'olio può essere oltrepassato.

In questi casi l'operatore può contestare la multa, offrendo a supporto gli scambi mail nei quali chiedi spiegazioni rispetto ai disguidi informatici che si possono venire a creare con il Registro Sian. Con quali probabilità di successo?

A contestare l'irregolarità è la Repressione frodi e ad applicare la sanzione è la stessa Repressione Frodi.

Ma c'è di più, perchè il citato decreto legislativo 103/2016 all'articolo 10, comma 3 specifica che “Il 50 per cento dei proventi derivanti dal pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie affluiti sul predetto capitolo dell'entrata del bilancio statale e' riassegnato ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per essere assegnato al Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualita' e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari per le attivita' di controllo e di vigilanza nel settore oleario.

Insomma la Repressione frodi effettua l'accertamento, applica la sanzione e irroga la multa e intasca il 50% della stessa sanzione amministrativa.

L'effettiva entrata in vigore del decreto, di fatto con la nuova campagna olearia, le nuove attribuzioni, anche pecuniarie, alla Repressione frodi e lo strano attivismo della stessa autorità nelle ultime settimane sono sicuramente una casualità.

Certo gli operatori olivicolo-oleari ricordano bene il detto: “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”

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corso-potatura-olivoSiamo lieti di proporvi e pubblicizzare il CORSO di POTATURA dell'OLIVO a vaso policonico che si terrà il 12-13 febbraio 2017 a Peccioli (PI).

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Il programma del corso, le informazioni e i contatti per l'iscrizione li trovate sulla locandina.

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20160528_105623Le superfici seminate a frumento duro in Italia nel 2014-15 hanno fatto registrare una nuova lieve crescita, raggiungendo 1,31 milioni di ettari (fonti Istat e Ismea) che, secondo le prime stime, avrebbero portato la produzione nazionale totale a circa 4,3 milioni di tonnellate di granella.

Alla luce della crescente richiesta internazionale di prodotti made in Italy e di pasta in particolare, e, considerando che già da tempo il settore della trasformazione necessita di quantitativi di materia prima ben superiori, esisterebbero ampi margini di crescita anche per il settore primario nazionale soprattutto se si riuscisse a garantire un elevato e stabile livello qualitativo ed igienico-sanitario delle produzioni e una maggiore concentrazione dell’offerta.

Sul fronte dei prezzi le quotazioni nazionali si aggirano attualmente intorno alle 320 €/t con un trend leggermente calante, ma con un +10% rispetto al 2014. In ambito internazionale è stimato un consistente aumento dei raccolti in Europa e negli Usa che farebbe paventare un futuro livellamento dei prezzi verso il basso, anche se rimane l’incognita siccità in Canada, nostro principale esportatore.

La Rete nazionale frumento duro, realizzata con prove svolte con protocolli comuni in ambienti rappresentativi delle diverse regioni, permette di acquisire e di divulgare in maniera tempestiva le caratteristiche produttive, qualitative e di sensibilità alle principali fitopatie di numerose cultivar per valutare il loro adattamento nei diversi areali anche al variare dell’andamento climatico negli anni.

Le varietà saggiate nella Rete sono iscritte ai registri varietali nazionali o internazionali e certificate dal Centro di sperimentazione e certificazione delle sementi del Crea (già Ense). Nel 2014 il quantitativo (195.000 tonnellate) di semente certificata (figura 1) è leggermente aumentato rispetto all’anno precedente (+4%). Nella graduatoria delle varietà più riprodotte troviamo nelle prime 5 posizioni le stesse cultivar dello scorso anno, anche se in leggera flessione. Al 6° posto avanza Odisseo e al 7° si inserisce Achille, mentre Duilio esce dalla classifica dalle prime 10.

grano

La 42a Rete nazionale frumento duro, coordinata dal Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Economia Agraria – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali (Crea-Qce) di Roma, ha visto la realizzazione di 41 prove sperimentali dislocate in 13 regioni aggregate in 6 areali: Sicilia (4 campi), Sardegna (4 campi), Sud peninsulare (9 campi), versante adriatico dell’Italia centrale (4 campi, tutti nelle Marche), versante tirrenico dell’Italia centrale (8 campi) e Nord (12 campi). Nella tabella  sono riportate le istituzioni pubbliche e private e i responsabili delle prove che hanno contribuito a realizzare la Rete.

Complessivamente sono state saggiate 39 varietà, di cui 22 presenti in tutti i campi, 8 comuni nel macroareale Centro-Nord (versante tirrenico e adriatico dell’Italia centrale e Nord), 4 nel macroareale Sud-Isole (comprendente Sud peninsulare, Sicilia e Sardegna), 4 al Sud e Sicilia e 1 solo in Sardegna (tabella 1). Le varietà al primo anno di prova sono state 7: Corallo, Credit, Opera e Vespucci testate in tutti i campi; Fabulis, Marakas e Texur saggiate solo nel macroareale Centro-Nord.

Andamento meteorologico

Le semine per la stagione 2014-15 sono avvenute generalmente in ritardo, e su terreni non sempre ben lavorati, per le abbondanti precipitazioni autunnali che hanno ostacolato la preparazione dei letti di semina. I mesi invernali sono risultati nel complesso poco piovosi e con temperature al di sopra delle medie poliennali; non si sono verificati quindi ristagni d’acqua a vantaggio degli apparati radicali che hanno potuto approfondirsi adeguatamente. Le piogge sono poi cadute alla fine della levata, durante la spigatura e la granigione con temperature che nella prima decade di aprile e nella terza di maggio hanno mostrato un brusco abbassamento rispetto alla norma. L’andamento meteorologico ha favorito una limitata diffusione delle malattie fungine anche per l’innalzarsi repentino delle temperature durante il mese di giugno che ha favorito la chiusura del ciclo vegetativo e un leggero anticipo delle raccolte.

Risultati

Nella figura 2 sono riportati i valori medi di produzione, tenore proteico, peso ettolitrico e peso 1.000 cariossidi ottenuti quest’anno nei 6 areali a confronto con le medie del quinquennio 2010-2014.

grano

Anche nel 2015 si sono avute risposte diversificate tra gli areali. Aumenti delle rese sono stati rilevati in Sardegna (+8%) e nel Centro tirrenico (+4%); in lieve diminuzione le produzioni al Nord e nel Centro adriatico (-1% circa), mentre decrementi maggiori sono stati registrati in Sicilia (-4%) e soprattutto al Sud peninsulare (-14%).

Il contenuto proteico medio è risultato inferiore al valore poliennale solo in Sardegna (12,2% s.s. contro 12,6% s.s.), areale caratterizzato dalle rese più elevate della stagione e unico con tenore in proteine inferiore al 13%. Nel Centro-Nord il livello delle proteine è rimasto uguale a quello poliennale e compreso tra il 13,5% del Centro tirrenico e il 13,1% del Nord. Nel Sud peninsulare il contenuto proteico è aumentato di 0,3 punti percentuali passando dal 12,9% al 13,2%. L’incremento maggiore per questo carattere è stato rilevato in Sicilia dove la media si è attestata a 13,8%, 1,2 punti percentuali in più rispetto a quella del poliennio di riferimento.

Il buon andamento climatico che ha accompagnato la fase di granigione ha condizionato positivamente il peso ettolitrico della granella: in tutti gli areali è infatti risultato superiore in media agli 80 kg/hl (I classe di qualità UNI). Notevoli incrementi del peso volumetrico apparente si sono avuti in tutti gli areali Centro settentrionali (+3%) con valori compresi tra 83,5 (Centro adriatico) e 81,2 kg/hl (Nord). Diverso invece l’andamento mostrato nel Sud-Isole. In Sardegna il valore medio del peso ettolitrico si è attestato a 81,8 kg/hl, con un incremento di circa 2 punti rispetto alla norma; al Sud (81,2 kg/hl) è risultato simile a quello di lungo periodo mentre in Sicilia è stata registrata una contrazione di 1,3 punti (da 81,8 a 80,5 kg/hl).

Il peso delle 1.000 cariossidi è aumentato di circa 2 g in quasi tutti gli areali. Il livello medio più elevato è stato registrato al Nord (51,9 g); le dimensioni dei semi sono risultate maggiori della norma anche in Sardegna, in Sicilia e nel Centro tirrenico, simili al valore poliennale nel centro adriatico e inferiori di oltre 3 g solo nel Sud peninsulare, areale in cui in molte località sono mancate quasi del tutto le piogge dopo la spigatura.

Ciclo alla spigatura

Le temperature invernali particolarmente miti hanno determinato una spigatura lievemente anticipata al Nord (data media 4 maggio, 2 giorni in meno rispetto al poliennio di riferimento) e in misura maggiore nel Centro adriatico (29 aprile, 3 giorni prima rispetto alla norma).

In Sardegna, in Sicilia e nel Centro tirrenico invece la spigatura media è avvenuta con circa un giorno di ritardo (16 aprile, 18 aprile e 2 maggio, rispettivamente). Più evidente è risultato il posticipo (5 giorni) rispetto al valore poliennale registrato nel Sud (data media 2 maggio).

Il divario minimo tra le varietà più precoci e le più tardive è stato registrato al Nord (7 giorni) quello massimo in Sicilia (15 giorni).

Tra le varietà comuni, Svevo, Duilio, Credit, Iride e Saragolla sono risultate le più precoci, mentre Dylan, Vespucci e Corallo le più tardive. Tra le specifiche, le cultivar che hanno spigato prima sono state Orizzonte (nel Sud-Isole) e Athoris (nel Centro-Nord); quelle più tardive Homer e Gibraltar (nel Sud-isole), Fabulis e Colombo (nel Centro-Nord).

Produzione e caratteri merceologici

Risultati del Sud-Isole. Nella tabella 2 sono riportati i principali risultati delle varietà provate nei tre areali del Sud-Isole: 26 comuni a tutti i campi, 4 presenti nel Sud peninsulare e in Sicilia e 1 solo in Sardegna.

In Sicilia la stagione 2014-15 è risultata decisamente meno produttiva della precedente (4,4 t/ha contro le 5,09 del 2014) e in lieve diminuzione anche rispetto al dato medio del quinquennio di riferimento (4,6 t/ha). Ai primi posti della graduatoria si sono collocate tutte varietà che hanno confermato le buone performance evidenziate negli anni precedenti. Con una resa media di 5,2 t/ha, Monastir è risultata la varietà più produttiva (indice di 118 e media campo superata in tutte le 4 prove); ha preceduto Asterix, specifica dell’areale (5,00 t/ha, indice di 114), Saragolla (indice di 113) e Ramirez (112), anche queste con media campo superata in tutte le prove. Rese comprese tra 4,8 e 4,64 t/ha e superiori alle medie in 3 ambienti su 4 sono state mostrate da Emilio Lepido, Antalis, la specifica Gibraltar, Kanakis e Anco Marzio.

Il contenuto proteico è risultato decisamente superiore alla norma (13,8 contro 12,6% s.s.). Aureo si conferma come la cultivar con il più elevato tenore proteico (15,6% s.s.), associato però a rese decisamente inferiori alle medie, stessa caratteristica di Svevo (14,9% s.s.) e di Orizzonte (14,7% s.s., specifica dell’areale). Tra le varietà più produttive, le uniche caratterizzate da contenuto in proteine superiore alla media di areale sono state Emilio Lepido (14,6% s.s. e indice di resa di 109) e Tirex (14,0% s.s. e indice di 104). Tenori proteici e rese, entrambi di poco superiori alla media, sono stati mostrati da Ettore, Odisseo e dalla novità Vespucci.

La media regionale del peso ettolitrico è risultata di 80,5 kg/hl, contro un valore poliennale di 81,8 kg/hl. Ettore (indice di resa di 101), Dorato (103), Antalis (108), Anco Marzio (105) e Claudio si confermano per questo carattere con pesi specifici superiori a 82 kg/hl. Buoni anche i risultati ottenuti da Vespucci, Tirex e Kanakis, tutte con resa superiore alla media, e Corallo che hanno mostrato pesi volumetrici apparenti tra 81,8 e 81,2 kg/hl.

Superiore ai valori di lungo periodo è stato il peso delle 1.000 cariossidi (46,7 g contro 44,9 g). Alemanno si conferma la varietà con il seme più grande (55 g), seguita da Orizzonte, Simeto, Duilio e Core (indice di resa di 104), tutte con valori superiori a 50 g. Le altre cultivar che hanno associato rese e dimensioni delle cariossidi maggiori delle medie sono state Antalis, Monastir, Dorato e Vespucci.

In Sardegna la resa media (6,87 t/ha) è risultata superiore alle 6,5 t/ha per il quarto anno consecutivo. Antalis, la cultivar più produttiva, ha mostrato una produzione di 7,88 t/ha, un indice di 118 e superiore a 100 in 3 prove su 4; indici di 113 e 112 e superiori a 100 in tutte le prove sono stati ottenuti, rispettivamente, da Iride e Ramirez. In classifica si sono poi collocate, con rese comprese tra 7,6 e 7,2 t/ha, Saragolla, Monastir, Ettore, Emilio Lepido e Alemanno, le ultime due con indici superiori a 100 in tutte le prove.

La media di areale del contenuto proteico (12,2% s.s.) è stata la più bassa dei 6 areali e inferiore a quella di lungo periodo (12,6%). Anche in questa regione Aureo si conferma per il tenore in proteine più elevato (13,5% s.s. e unica varietà a superare la soglia del 13%); seguono Orizzonte e Marco Aurelio con il 12,8%, Tirex, Karalis e Svevo con il 12,5%. Le cultivar che si evidenziano per proteina e produzione superiori alle medie sono state Antalis, Emilio Lepido, Claudio e Simeto.

Il peso ettolitrico medio è risultato, in questa regione, di 81,8 kg/hl, superiore di oltre 1 punto rispetto alla norma. Antalis, la varietà più produttiva dell’areale, ha mostrato il valore più elevato per questo carattere (84,2 kg/hl); pesi specifici compresi tra 83,8 e 82,9 kg/hl sono stati ottenuti da Ettore, Alemanno, Claudio e Kanakis (che hanno associato anche rese superiori alla media), e dalla novità Opera, dalla specifica Karalis e da Anco Marzio che si conferma per questo carattere. Solo Simeto e Monastir hanno fatto rilevare pesi ettolitrici medi inferiori a 80 kg/hl.

Anche il peso delle 1.000 cariossidi (47,5 g) ha mostrato un incremento (+2,6 g) rispetto al valore di lungo periodo. Pesi compresi tra 55,8 e 54,5 g sono stati rilevati per Alemanno, Orizzonte (unica con indice di resa inferiore a 100), Antalis e Simeto. Claudio, Credit, Ettore e Monastir si evidenziano per pesi della granella e produzioni superiori alle medie di areale.

Nel Sud peninsulare è stata registrata la produzione più bassa dei 6 areali, in diminuzione anche rispetto alla media poliennale (3,6 t/ha contro 4,18 t/ha del quinquennio 2010-2014).

La varietà più produttiva è stata Ramirez (4,2 t/ha, indice di resa di 116 e media campo superata in tutte le 9 prove) seguita da Monastir (4,04 t/ha, indice di 112 e superiore a 100 in 8 campi) e dalla specifica dell’areale Gibraltar (4 t/ha, indice di 111 e media superata in tutte le prove), cultivar che hanno confermato i buoni risultati conseguiti negli anni precedenti. Queste hanno preceduto un gruppo di 5 varietà caratterizzate da indici compresi tra 111 e 104 e superiori a 100 in 7 prove su 9: Saragolla, Claudio, Ettore e le specifiche Asterix e Dorato.

Il contenuto in proteine è risultato di poco superiore al valore poliennale (13,2% rispetto a 12,9%). Aureo si conferma anche in questo areale la varietà con il più elevato tenore proteico (14,3% s.s.), seguita da Svevo e Marco Aurelio (13,9%), da Ovidio e Orizzonte (13,7%) e Dylan (13,5%). Tra le più produttive l’unica ad aver associato anche un tenore proteico di poco superiore alla media è stata Ettore, valori uguali o leggermente inferiori sono stati mostrati da Claudio, Monastir, Asterix e Gibraltar. Proteine attorno alla media e indici di resa superiori a 100 sono stati ottenuti anche da Antalis e Tirex.

Simile ai valori di lungo periodo è risultato il peso ettolitrico medio (81,2 kg/hl); Dorato e Claudio hanno mostrato i pesi più elevati (83,2 e 83,0 kg/hl, rispettivamente); pesi specifici compresi tra 82,9 e 82,0 kg/hl hanno caratterizzato le produttive Ettore, Antalis, e Kanakis oltre alla novità Vespucci, Anco Marzio e Dylan. Rese e pesi ettolitrici superiori alle medie di areale sono stati mostrati anche da Tirex e Alemanno.

L’innalzamento termico e le scarse precipitazioni che hanno caratterizzato l’ultima parte del ciclo hanno penalizzato le dimensioni della granella: il peso delle 1.000 cariossidi è infatti diminuito rispetto alla media poliennale (43,1 g contro 46,6 g). Simeto ha mostrato il valore maggiore (49,1 g), seguita da Alemanno (48,6 g); pesi superiori a 46 g sono stati ottenuti dalle nuove costituzioni Corallo e Vespucci e da Antalis e Orizzonte.

 

Risultati del Centro-Nord. Nella tabella 3 sono riportati i principali risultati delle 30 varietà provate nei tre areali del Centro-Nord.

Nel versante tirrenico dell’Italia centrale la resa media è stata di 5,16 t/ha, circa 1 t/ha in più rispetto al 2014 e in linea con i valori poliennali. L’unica varietà che ha superato le 6 t/ha è risultata Kanakis (indice di 118 e media campo superata in 7 prove su 8); rese intorno alle 5,8 t/ha sono state ottenute da Iride (indice di 113 e unica varietà dell’areale a superare la media campo in tutte le 8 prove) e da Ramirez (indice di 112 e superiore a 100 in 6 campi). Monastir, Claudio, Antalis, la novità Vespucci, Ettore, Anco Marzio e Furio Camillo sono state caratterizzate da produzioni comprese tra 5,7 e 5,5 t/ha, indici variabili tra 110 e 106 e media campo superata in 5-7 campi su 8.

Il tenore proteico della granella è risultato simile a quello di lungo periodo (13,5% s.s.). Simeto ha fatto registrare il valore più elevato (15%), seguita da Svevo (14,5%) e da Furio Camillo (14,1% e indice di resa di 106). Contenuti proteici superiori alla media di areale sono stati ottenuti dalle poco produttive Duilio e dalle novità Opera e Credit; Colombo, Obelix, Marco Aurelio, Tirex e la cultivar al primo anno Marakas hanno associato anche rese uguali o di poco superiori alla media. Antalis e Vespucci, tra le varietà più produttive, si segnalano anche per aver mostrato un tenore proteico medio.

Nettamente superiore a quello poliennale è stato il valore di peso ettolitrico medio dell’areale (81,4 contro 78,8 kg/hl) con solo 4 varietà (le novità Credit, Texur e Fabulis, oltre a Simeto) che non hanno raggiunto la I classe di qualità UNI (80 kg/hl). Quasi tutte le varietà più produttive hanno mostrato pesi specifici superiori alla media; in evidenza quelli di Furio Camillo (84 kg/hl), Claudio (83,4 kg/hl) e Ettore (83,3 kg/hl); pesi di 82,7-82,5 kg/hl sono stati ottenuti anche da Tirex, Kanakis, Antalis e Achille.

Anche il peso delle 1.000 cariossidi (45,8 g) è apparso superiore alla norma di oltre 1 g. Simeto si è collocata al primo posto della graduatoria per questo carattere (53,3 g), seguita da Core (49,5 g) e dalle più produttive Antalis, Monastir e Furio Camillo. Rese e granella di dimensioni superiori alle medie sono state mostrate anche da Claudio, Vespucci e Dylan.

In linea con i dati poliennali sono stati i valori della produzione registrati nel versante adriatico dell’Italia centrale (6,51 t/ha), rappresentato anche quest’anno da 4 località delle Marche. La varietà di ciclo medio Kanakis e la tardiva Obelix hanno mostrato le rese medie più elevate (7,5 t/ha, indice di 115 e media campo superata in tutte le prove). Sono state seguite da Anco Marzio, Monastir, Saragolla, Antalis e Furio Camillo, di ciclo tra il medio e il medio-precoce, che hanno fatto registrare rese di poco superiori alle 7 t/ha, con indici di 111-108 e media campo superata in 3-4 prove. In graduatoria si sono poi classificate due varietà al primo anno di sperimentazione, Marakas (di ciclo medio) e Vespucci (medio-tardiva) che hanno ottenuto indici di 105 e 104, rispettivamente.

Il contenuto proteico medio dell’areale, 13,4% su s.s., è risultato identico a quello poliennale. I valori più elevati sono stati ottenuti da cultivar caratterizzate da rese modeste: Simeto e Svevo hanno occupato i primi posti della classifica (14,5%); contenuti in proteine compresi tra 13,9 e 13,6% sono stati mostrati da Marco Aurelio, Core, Colombo, Odisseo e dalle nuove costituzioni Opera e Credit. Tra le varietà più produttive, quelle che hanno associato anche un tenore proteico uguale o di poco superiore alla media di areale sono state Furio Camillo, Obelix, Marakas e Antalis.

Queste ultime 4 varietà, oltre ad Achille, Claudio, Ettore e Anco Marzio, sono anche quelle che hanno mostrato i valori più elevati di peso ettolitrico, compresi tra 86,0 e 85,2 kg/hl. Di poco inferiori i pesi specifici ottenuti da Vespucci, Kanakis e Dylan, caratterizzate da rese superiori alle medie di questo areale, dove il valore del peso ettolitrico è risultato sensibilmente più elevato rispetto a quello di lungo periodo (83,5 kg/hl contro 80,9 kg/hl). Solo Simeto ha mostrato un peso specifico inferiore a 80 kg/hl, ma è stata quella con le maggiori dimensioni della granella (52,5 g per 1.000 cariossidi). La media di areale per questo carattere è risultata identica a quella poliennale (45,4 g). Pesi 1.000 semi compresi tra 51 e 48 g sono stati evidenziati dalle cultivar con rese elevate Furio Camillo, Antalis, Obelix, Ettore e Vespucci, oltre che da Corallo e Claudio. Anche Monastir e Dylan hanno associato produzioni e dimensioni della granella superiori alle medie di areale.

Nel Nord la produzione media (6,22 t/ha) è risultata simile a quella del poliennio di riferimento. Anche nel 2015 la varietà più produttiva è stata Monastir, con produzione media di 6,89 t/ha, indice di resa di 111 e unica con medie superate in tutte le 12 prove; ha preceduto la specifica Colombo (indice 108 ma media superata in solo 8 campi), Antalis e la novità Fabulis (entrambe con indice 107 e superiore a 100 in 10 prove su 12); con indice di 105 si sono poi collocate Obelix e Dylan (media campo superata in 9 prove) e Odisseo (media campo superata in 11 prove su 12). Da segnalare anche le performance di Athoris e delle varietà al primo anno Vespucci e Marakas che hanno mostrato indici di resa di 103-104 e superiori a 100 in 8-10 prove.

Lievemente superiore a quello registrato nel poliennio è stato il contenuto proteico della granella (13,2%). Anche in questo areale le varietà con il tenore proteico maggiore sono state Simeto (14,6%) e Svevo (14,3%). Contenuti proteici compresi tra 13,8 e 13,6% sono stati mostrati da Marco Aurelio (indice di resa di 102), Furio Camillo, la novità Credit e Ettore. Livelli proteici e rese superiori alle medie sono da segnalare anche per Tirex e la nuova costituzione Marakas.

In questo areale il peso ettolitrico medio è risultato decisamente superiore alla media del quinquennio precedente (81,2 kg/hl contro 78,9 kg/hl). Claudio, Ettore e Achille hanno mostrato il peso specifico più elevato (83,0 kg/hl); segue un gruppo di 7 cultivar caratterizzate da un peso superiore a 82 kg/hl tra cui si segnalano Tirex, Dylan e le novità Marakas e Vespucci per aver associato anche indici di resa superiori a 100 e contenuti proteici prossimi o maggiori delle medie di areale.

Anche il peso 1.000 cariossidi è risultato nettamente superiore a quello del precedente quinquennio (51,9 g contro 49,1 g). Come negli areali centrali dell’Italia, Simeto è stata la cultivar con i semi più grandi (61,4 g per 1.000 cariossidi), seguita da Duilio (56,3 g) e dalle nuove costituzioni Fabulis (56,0 g e indice di resa di 107) e Texur (55,2 g). Tra le varietà più produttive, quelle che hanno mostrato dimensioni della granella e rese superiori alle medie di areale sono state Marco Aurelio, Monastir, Obelix, Antalis e Vespucci.

 

Le varietà migliori

Stagione colturale 2014-15. In tabella 4 vengono presentati i risultati delle 14 varietà più produttive (indici di resa maggiori o uguali a 100) tra le 22 comuni a tutte le prove, indicando in verde più o meno intenso gli aspetti positivi riscontrati nella stagione.

Poliennio 2012-2015. Per una valutazione di stabilità produttiva delle varietà, nelle tabelle 5 e 6, per i tre areali del Sud-Isole e i tre del Centro-Nord rispettivamente, vengono riportati gli indici di resa medi per ciascun anno delle cultivar in prova da almeno un biennio.

Nel quadriennio considerato, nessuna varietà ha fatto registrare rese sempre superiori alle medie in tutti e 6 gli areali.

Nel macro-areale Sud-Isole (tabella 5) la cultivar più produttiva e stabile è risultata Ramirez con medie superate tutti gli anni nei tre areali e indici superiori o uguali a 100 nell’82% dei campi di prova (58 su 71 totali); analoghi risultati ha fatto registrare Monastir (80% di campi con indici di resa uguali o superiori a 100) e Iride (77%); leggermente meno stabile è risultata Saragolla (69%).

Oltre alle cultivar già citate, nei singoli areali vanno inoltre segnalate per i diversi polienni:

in Sicilia: Anco Marzio nel quadriennio; Emilio Lepido nel triennio e Antalis nel biennio.

In Sardegna: Gibraltar ed Emilio Lepido nel triennio; Ettore e Alemanno nel biennio.

Nel Sud-peninsulare: Kanakis nel quadriennio; Antalis e Ettore nel biennio.

Nel macro-areale Centro-Nord (tabella 6) le cultivar più produttive sono risultate Dylan e Kanakis con indici superiori o uguali a 100 sia nei 3 areali che in tutti gli anni e, rispettivamente, nel 77 e 76% dei campi di prova (66 e 65 su 86 totali). Nel triennio va segnalata Monastir per rese superiori alle medie nel 98% dei campi di prova; nel biennio Obelix (79%).

Oltre alle cultivar già citate, nei singoli areali vanno inoltre segnalate per i diversi polienni:

nel Versante tirrenico dell’Italia centrale: Ramirez, Tirex, Anco Marzio, Claudio, Marco Aurelio e Iride nell’ultimo quadriennio; Emilio Lepido nel triennio; Furio Camillo e Ettore nel biennio.

Nel Versante adriatico dell’Italia centrale: Anco Marzio nel quadriennio; Furio Camillo e Ettore nel biennio.

In Italia settentrionale: Anco Marzio, Odisseo e Colombo nel quadriennio; Emilio Lepido e Athoris nel triennio.

Gli autori sono del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali (Crea-Qce), Roma

 Nell’articolo sono anche consultabili le informazioni circa le modalità di conduzione delle prove, le metodologie utilizzate e i rilievi effettuati.

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città dell olioQualche settimana fa, a Pesaro, in occasione di un convegno su “Biodiversità olivicola – leva di marketing per l’olivicoltura italiana”, organizzato dall’ Enohobby dei Colli malatestiani in premessa della consegna dell’Orciolo d’Oro, il prof. Fontanazza ha parlato di un’Italia che accusa un forte bisogno di Olio extravergine di oliva. Volendo e dovendo dare una risposta alla domanda interna ed esterna di olio extravergine di oliva, ci sarebbe la necessità – a detta del prof. Fontanazza – di impiantare altri 600mila ettari di olivi da aggiungere al milione e poco più di ettari attualmente censiti.

L’illustre relatore ha parlato di nuovi impianti e non degli olivi e oliveti abbandonati che, facendo una ricognizione delle situazioni nelle principali regioni olivetate, sono un buon 40% del milione e più di ettari di olivi censiti. In pratica, tra le superfici da recuperare e quelle da coltivare con nuovi impianti, questo nostro Paese ha un enorme bisogno di olivi (paesaggi) e di olio extravergine (immagine di bontà e salute). Basterebbe solo programmare questo recupero e questa nuova espansione della cultura e dotarsi di una strategia di marketing, sostenuta anche da una rete di strutture permanenti, per fare dell’olivicoltura il momento di rilancio di quell’ “agricoltura contadina”, la sola di cui ha bisogno questo nostro Paese per utilizzare e affermare il ricco patrimonio di biodiversità e l’origine della qualità.

Per procedere seriamente al recupero dell’Appennino che, rischia invece, di apparire ancora una volta osso da rosicchiare e, questa volta definitivamente, per appagare quanti hanno tutto l’interesse di avere in mano questo immenso territorio per altri fini. Viene da pensare alla fascia costiera che, da qualche decennio a questa parte, ha registrato un’accelerazione del processo di furto e abuso del suo territorio con il risultato che il 51% dei litorali italiani è stato divorato da colate di cemento e asfalto. Ben 3.300 chilometri dei 6.500 dalla fascia costiera (dati Legambiente) trasformati in modo irreversibile e, con la nuova legge Madia, questo processo troverà un’accelerazione e non un blocco. Un processo che tocca il resto del territorio italiano che, dopo l’invasione della pianura padana e l’impossibilità nei fatti di procedere, si va alla ricerca di terreno lungo l’Appennino, cioè nel centro e nel sud, e – si guardi bene – non per una nuova occupazione, ma per togliere quella poca che c’è ed è quasi tutta nelle campagne.  Non a caso si parla di un nuovo esodo di 5 milioni di meridionali che – è bene tenerlo presente – è già cominciato con i tanti giovani che staccano il biglietto di solo andata.

Se il territorio – bene di tutti – è la sola ricchezza rimasta, è evidente la necessità di bloccare il furto e la sua distruzione, cioè le due azioni che portano a far scappare i protagonisti veri della nostra agricoltura contadina. Parlo dei tutori di paesaggi, tradizioni e ambienti quali sono sempre stati i coltivatori, e, con essi, a far venire meno il compito primario dell’agricoltura che è quello di produrre cibo, cioè l’energia primaria del mondo animale e dell’uomo in particolare. E, del cibo, quel prodotto unico che è l’olio extravergine di oliva, filo conduttore della Dieta mediterranea, cioè di uno stile di vita che previene malattie e aiuta a stare in salute.

Serve ricordare che il territorio e l’olivo o, se volete, i territori degli olivi e degli oli, hanno ispirato la Carta dei Fondamenti sulla quale è stata costruita l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, e il rispetto di questi fondamenti hanno portato a far vivere e rendere vincenti programmi e sogni che sono tanta parte del ruolo svolto dall’Anco nei suoi quasi ventidue anni di vita. Un tempo che ha inciso molto sui processi di crescita, soprattutto culturale, di un mondo, quello dell’olivo e dell’olio, che ha già fatto il giro di boa per cogliere nuovi esaltanti obiettivi.

Si tratta di prendere atto di questa “rivoluzione” e cercare di guidare nel migliore dei modi i processi e, così, rendere sempre più prossimi i traguardi che l’olio deve tagliare da vincitore.

Che fare? Sarebbe bello leggere che il sindaco di una città dell’olio annunci la decisione, presa all’unanimità del Consiglio, di affiancare al nome della città e al simbolo dell’Anco, l’olivina firmata da Ro Marcenaro, la scritta “Territorio intoccabile”. E, anche, che dopo aver proceduto a fare un’analisi della realtà del suo territorio, convoca pubbliche assemblee per riferire del quadro della situazione dell’olivicoltura, e, insieme, discutere sul da farsi per avviare il recupero degli olivi e oliveti abbandonati. Pensare a dar vita a forme associative collegate ai compiti e finalità dell’agricoltura sociale in grado di riportare questi olivi a produrre, per poi raccogliere, trasformare e ottenere un olio da promuovere, valorizzare e mettere a disposizione del consumatore.

Un “territorio intoccabile, città dell’olio”, che rilancia e espande la sua olivicoltura, privilegia i produttori ancora attivi e coinvolge i soggetti svantaggiati per non continuare a vivere il muro del pianto e vedere l’abbandono una volta che le lacrime si sono seccate.

Una, due, dieci, cento città dell’olio sparse sul territorio italiano per ripartire dalle risorse e dai valori di questa miniera d’oro (la sola che abbiamo) e portare avanti un processo di recupero della fiducia, della partecipazione, del dialogo, della voglia di fare, premessa indispensabile per l’altro recupero, che è quello degli olivi e degli oliveti abbandonati.

C’è solo la curiosità di vedere chi inizia e vuole, così, diventare esempio anche per altre situazioni e realtà, e, rispondere con i fatti alle nuove leggi “Agricoltura sociale” e “Biodiversità”, e, anche, ad  altre norme che si possono considerare utili e, come tali, positive, se stimolano il cambiamento e, nel momento in cui aiutano a rendere “intoccabile il territori”, offrono opportunità e un futuro degno di essere vissuto, ripagando così le nuove generazioni.

Pasquale Di Lena
fondatore e presidente onorario delle Città dell’Olio

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b0d7d8c971b982fb6678172b9076bb96_LCon il monitoraggio del mercato dell’olio di oliva, il CNO si è posto l’obiettivo primario di rilevare in maniera organica e rappresentativa un insieme di informazioni sul settore olivicolo-oleario italiano con particolare riferimento a quelle che influenzano la domanda e l’offerta del prodotto.

Sono stati inoltre indagati aspetti, altrettanto rilevanti, relativi alle modalità di conduzione aziendale ed alle tecniche di produzione, nell’ottica dei servizi da predisporre o del miglioramento di quelli già predisposti dalle organizzazioni di produttori per i propriassociati. I dati rilevati, opportunamente analizzati ed all’occorrenza integrati con altre informazioni di carattere economico che influiscono più in generale l’andamento del mercato, sono sintetizzati, organizzati e discussi nelle pagine seguenti.....

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Testata PSR 2014-2020Il bando, rivolto a giovani agricoltori tra 18 e 40 anni che si insediano per la prima volta in qualità di capo azienda, è finalizzato a favorire il ricambio generazionale nel settore agricolo.

Consente al giovane di ottenere un premio per l'avviamento dell'attività agricola e contemporaneamente di ricevere dei contributi agli investimenti finalizzati all'ammodernamento delle strutture e dotazioni aziendali e alla diversificazione delle attività agricole.

Il finanziamento prevede un premio di primo insediamento che ammonta a 30.000 euro a fondo perduto per ciascun giovane che si insedia, con aumento a 40.000 euro nel caso di insediamento in aziende ricadenti completamente in aree montane.

In caso di insediamenti plurimi sono erogati fino ad un massimo di cinque premi con la presentazione di un unico piano aziendale.

Il bando mette a disposizione 20 milioni di euro per l'anno 2016.

La data di scadenza per la presentazione delle domande sul portale di ARTEA (www.artea.toscana.it)  è il  31 ottobre 2016, alle ore 13.00.

Per maggiori approfondimenti vai alla scheda del bando

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BANNER-LAVORO112Un milione di euro per sostenere la formazione e l’aggiornamento professionale dei giovani professionisti attraverso voucher formativi individuali.

I voucher consentiranno ai lavoratori autonomi intellettuali sotto i 40 anni di ritagliarsi una formazione su misura, iscriversi a corsi tradizionali o in e-learning, come pure a master di primo e secondo livello.  L’ha deciso, su proposta del presidente Enrico Rossi, la giunta regionale che ha approvato gli elementi essenziali per l’adozione dell’avviso pubblico che sarà pubblicato nei prossimi giorni ed avrà validità biennale.

“Per i professionisti più giovani – commenta il presidente della Regione Enrico Rossi – quelli che non hanno ancora una carriera avviata e non possono contare su entrate consistenti, l’aggiornamento professionale e l’innovazione necessaria a rilanciarsi e fronteggiare periodi di crisi, possono risultare un onere economico a volte insormontabile. E’ per dare un concreto alla competitività professionale di questi giovani che abbiamo deciso di mettere risorse su questa misura: si tratta di 700 mila euro per i corsi di formazione e aggiornamento e 300 mila euro per i master. Una misura innovativa che si inserisce nella più ampia strategia a a sostegno del mondo delle professioni e che si intreccia, nel progetto Giovanisì, con le priorità del sostegno all’occupazione e all’autonomia dei giovani”.

Primato toscano Il bando, frutto della collaborazione della Regione con la Commissione regionale dei soggetti professionali, è stato finanziato dalla Regione nell’ambito del Programma operativo Fse 2014-2020 e la Toscana è stata la prima Regione ad utilizzare i fondi strutturali per attivare misure per i liberi professionisti.

Destinatari

Destinatari dell’intervento sono i lavoratori autonomi di tipo intellettuale, iscritti ad albi professionali di ordini e collegi, o ad associazioni professionali riconosciute. In particolare, le linee guida del bando prevedono come requisiti indispensabili il non aver compiuto 40 anni, essere residenti o domiciliati in Toscana, in possesso di partita Iva e iscritti alla gestione separata Inps, iscritti ad ordini, collegi o associazioni professionali.

Interventi

Possono essere finanziate (con avvio entro 120 giorni dalla pubblicazione della graduatoria e conclusioni entro 12 mesi) per le spese di iscrizione a corsi di formazione o aggiornamento, anche in modalità e-learning e a master di primo o secondo livello, presso università o scuole di alta formazione italiane o straniere.
Sono inoltre ammissibili a finanziamento i percorsi formativi individuali rispondenti alle specifiche esigenze del lavoro e della professionalità dei lavoratori.

Entità del contributo

Per attività formative di importo non superiore a 300 euro si prevede il rimborso totale; per spese fra i 300 e i 600 euro, il rimborso è di 300 euro; per spese fino ad un massimo di 2.500 euro il rimborso sarà del 50%.

Valutazione domande

Le domande saranno valutate in base a criteri specifici, sia qualitative che economici e reddituali (Isee, ecc), sia per quanto riguarda i corsi che per i master. che di merito, si per quanto. Sarà stilata un graduatoria sulla base dei punti assegnati. L’avviso avrà validità fino ad esaurimento delle risorse disponibili e comunque fino al 30 giugno 2018, con scadenze trimestrali per la presentazione delle domande.

Il mondo delle professioni in Toscana

In Toscana la densità di addetti nel settore delle professioni liberali è molto alta, seconda soltanto a quella di Regno Unito ed Olanda. Con circa 148 mila iscritti ad Ordini e Collegi professionali (dato 2013-2014), circa 39 professionisti ogni mille abitanti, 4 in più della media nazionale, le professioni rappresentano circa il 20 per cento del Pil. E’ una realtà che, come altre, sta vivendo una fase di grave crisi, legata alle difficoltà congiunturali, in particolare per i giovani.

Cosa fa la Regione

La Toscana si è data, fra le prime regioni in Italia, una propria legge (la 73 del 2008) con l’obiettivo di valorizzare il ruolo sociale ed economico delle professioni e sostenere, in particolare, l’ingresso dei giovani professionisti nel mondo del lavoro. Fra le altre misure, anche queste inserite all’interno di Giovanisì,  è operativo un fondo di garanzia per favorire l”accesso al credito di giovani professionisti nell’avvio di nuove attività, i tirocini e praticantati retribuiti (misura che ripartirà nelle prossime settimane).

 

Comunicato stampa di Barbara Cremoncini, Toscana Notizie

Pubblicato il 22 giugno 2016
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orti1-300x178Saranno nuovi polmoni verdi nel cuore di paesi e città toscane, ma anche spazi di incontro con la natura, laboratori di lavoro agricolo e infine centri di aggregazione. Saranno orti urbani, i“Centomila orti in Toscana” così come li presenta l’iniziativa della Regione Toscana che oggi a Firenze è entrata nella fase operativa.

A Firenze il 12 luglio sono stati illustrati alle oltre 70 amministrazioni comunali che hanno manifestato il loro interesse tutti gli strumenti amministrativi, gestionali e tecnici per poter avviare le pratiche di realizzazione degli orti.

Secondo la proposta della Regione, che ha investito in questa iniziativa 3 milioni di euro, gli orti permetteranno di riqualificare spazi, spesso centrali, di paesi e città offrendo a persone di tutte le età, soprattutto ai giovani, la possibilità di sperimentare concretamente l’amore per la terra e allo stesso tempo a offrire nuovi luoghi di socialità, con l’orto come occasione di incontro, di conoscenza, di condivisione.
Gli orti saranno gestiti da associazioni di volontariato che li affideranno ai cittadini suddividendoli in appezzamenti di dimensioni comprese tra i 32 e i 100 metri quadri.

L’iniziativa è attuata attraverso il supporto tecnico di Ente Terre Regionali Toscane e di Anci Toscana e con la collaborazione dell’Accademia dei Georgofili. Sul sito della Regione Toscana alla pagina dedicata tutte le informazioni sul progetto.

“Con questa iniziativa – ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – vogliamo sostenere un nuovo modo di vivere la realtà urbana. Gli orti, che fino ad ora occupavano spazi residuali, periferici, entrano nel cuore di paesi e città, per offrire spazi di incontro con la natura e per sostenere un’alimentazione sana e genuina. Inoltre diventano occasione di incontro e di socializzazione per tutte le fasce d’età: noi abbiamo pensato di coinvolgere soprattutto i giovani e gli studenti delle scuole perché questi spazi possano diventare davvero uno spazio di conoscenza a cielo aperto. Questo progetto può davvero avere un grande impatto sotto il profilo culturale, sociale e operativo: anche per questo è uno delle 25 proposte che ho indicato di voler realizzare in questa legislatura. Una proposta che, da oggi, entra nella fase decisiva”.

“L’agricoltura entra nelle nostre città. Ci entra attraverso spazi preziosi, visibili a tutti, in cui gratuitamente tanti cittadini possono direttamente curare” ha evidenziato l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi. ” Gli orti sono occasione di promuovere, anche in piccoli spazi, un’agricoltura genuina, di qualità, biologica Un’agricoltura miniaturizzata e diffusa che farà comprendere a tante persone il valore della terra e la bellezza di coltivarla con passione. Tra l’altro con questo progetto metteremo a disposizione non solo gli spazi ma anche tutte le informazioni necessarie sia sotto il profilo tecnico che colturale e gestionale. Così ogni cittadino, anche senza grandi competenze, potrà imparare a curar bene lo spazio che gli sarà assegnato”.

“Anci Toscana – ha aggiunto il vicepresidente di Anci Toscana e sindaco di Terranuova Bracciolini Sergio Chienni – crede molto in questo progetto e si è impegnata a diffonderlo il più possibile. L’esperienza degli orti urbani ha una molteplicità di significati: non è solo destinare un appezzamento di proprietà pubblica alla produzione di ortaggi, ma significa riqualificare spazi urbani con finalità sociali e didattiche. Un progetto che coinvolge più generazioni, che permette di fare aggregazione favorendo la trasmissione di competenze. La sperimentazione avviata nei sei Comuni pilota funziona benissimo: ora saranno coinvolte altre 68 amministrazioni, per un totale di 74 enti, con tanti cittadini che verranno coinvolti nella gestione degli orti. Ringraziamo la Regione per le risorse che ha deciso di destinare al progetto”.

L’iniziativa è giunta all’appuntamento odierno dopo un’intensa fase di gestazione iniziata nell’autunno scorso e che è servita da una parte a predisporre il modello di orto urbano che ora sarà sottoposto alle amministrazioni toscane e dall’altra a iniziare una fase di sperimentazione di questo modello in sei comuni pilota: Firenze, Bagno a Ripoli, Siena, Lucca, Grosseto e Livorno, scelti perché già avevano maturato esperienze in questo campo. Questi comuni, che oggi hanno presentato le loro esperienze avranno anche un ruolo di apripista: hanno già presentato i loro progetti, ricevuto il finanziamento e già in autunno inaugureranno i primi orti. A breve distanza li seguiranno gli altri 68 comuni: per loro la linea di partenza sarà quella del prossimo settembre quando saranno attivati i bandi.

L’ORTO URBANO
Secondo il modello toscano, varato nell’ambito di questo progetto, l’orto urbano è un insieme di appezzamenti di terreno che sono inseriti in strutture (denominate “Complessi di orti”) che si presentano come spazi di socializzazione destinati a persone di tutte le età (soprattutto giovani), centri di aggregazione e di scambio culturale. In quest’ottica nel “Complesso di orti” sono inseriti servizi, spazi comuni, e anche connessioni wi-fi.

L’ORTO, I GIOVANI E GLI STUDENTI.
Contrariamente al pensare diffuso che gli orti siano uno spazio destinato a anziani, il modello toscano riconosce un ruolo fondamentale ai giovani e alle scuole quali motori di iniziative comuni di crescita e sviluppo di tutta la struttura.
Per il giovane, l’orto urbano (e la gestione di Associazioni da questi costituite) è un importante banco di prova e di inserimento nel tessuto connettivo della propria città, nonché di volontariato. Per questo motivo l’iniziativa rientra nell’ambito del progetto Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani . In particolare si inserisce in Giovanisì+, area del progetto dedicata a temi come partecipazione, cultura, sociale e sport

LA GESTIONE
I “Complessi di orti” (ognuno dei quali può contenere al massimo un centinaio di appezzamenti) vengono concessi dal Comune in uso gratuito ad un soggetto (associazioni, fondazioni, cooperative sociali), che ne garantisca la conservazione, la piena funzionalità e la gestione. La selezione del soggetto gestore avviene attraverso un bando pubblico e la successiva sottoscrizione di un disciplinare d’uso, che definisce gli obiettivi che devono essere perseguiti e comprende tutte le prescrizioni e le regole per l’uso degli orti e per la successiva selezione degli ortisti. Anche la successiva assegnazione dei singoli orti avviene attraverso un avviso pubblico: l’assegnazione degli orti avviene a titolo assolutamente gratuito; al limite può essere chiesto di diventare socio del soggetto gestore per garantire la copertura assicurativa .

Sia nella selezione del soggetto gestore dei “Complessi di orti” che nella individuazione degli ortisti i Comuni sono chiamati a dare una priorità ai soggetti che presentano una elevata componente giovanile (età inferiore a 40 anni); sia i bandi per la selezione del soggetto gestore che quelli per l’individuazione degli ortisti saranno pubblicati sulla “Banca della Terra” della Regione Toscana.

IL CONTRIBUTO REGIONALE
La Regione cofinanzia i progetti dei comuni fino a un massimo del 70% ; il contributo oscilla tra un minimo di 30.000 a un massimo di 100.000 euro in base alla popolazione del comune richiedente.

UN PREZIOSO VADEMECUM PER I NEO-ORTISTI
Nell’ambito del progetto è prevista la predisposizione, da parte dell’Accademia dei Georgofili, di due manuali: il manuale degli ortisti, in cui viene dato un aiuto per capire cosa e come coltivare in queste strutture e il manuale per le associazioni, in cui viene presentata l’attività che le associazioni devono effettuare per rispondere al meglio agli obiettivi del progetto.

LA RETE DEGLI ORTI
Gli orti dei comuni aderenti saranno uniti non solo dalla condivisione del progetto ma anche da strumenti di promozione e di informazione. Oggi è stato presentato il logo, e la maglietta identificativa del progetto. Al via uno spazio web all’interno del portale della regione e sui “social” (Facebook, Instagram e Twitter)

LE PROSSIME SCADENZE
A settembre partono i bandi per l’assegnazione degli orti alle associazioni e, successivamente, ai cittadini. Entro la fine dell’anno tutte le risorse regionali saranno impegnate.
I tempi per la realizzazione degli orti saranno, al massimo, di dodici mesi.

I COMUNI CHE HANNO ADERITO
Sono 74 i Comuni, compresi i 6 capofila, che hanno finora aderito all’iniziativa. Ecco l’elenco con la suddivisione per provincia:

Provincia di AREZZO: Arezzo, Castiglion Fiorentino, Poppi, Sansepolcro.
Provincia di FIRENZE: Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello, Barberino Valdelsa, Borgo San Lorenzo, Campi Bisenzio, Calenzano, Capraia e Limite, Castelfiorentino, Empoli, Firenze, Fucecchio, Impruneta, Montelupo Fiorentino, Pontassieve, San Casciano Val di Pesa, Scandicci, Scarperia e San Piero, Sesto Fiorentino, Tavarnelle Val di Pesa, Vaglia, Vicchio, Vinci.
Provincia di GROSSETO: Castiglione della Pescaia, Follonica, Grosseto, Massa Marittima, Semproniano.
Provincia di LIVORNO: Castagneto Carducci, Livorno, Marciana Marina, Piombino, Rio Marina, Rosignano Marittimo, San Vincenzo.
Provincia di MASSA CARRARA: Carrara, Comano, Massa, Tresana.
Provincia di LUCCA: Altopascio, Borgo a Mozzano, Camaiore, Capannori, Lucca, Massarosa, Viareggio.
Provincia di PISA: Calci, Cascina, Castelfranco di Sotto, Montopoli, Pisa, Pomarance, Ponsacco, Pontedera, San Giuliano Terme, Santa Croce sull’Arno.
Provincia di PISTOIA: Cutigliano, Montale, Pieve a Nievole, Pistoia, Quarrata, Serravalle Pistoiese.
Provincia di PRATO: Prato
Provincia di SIENA: Asciano, Castelnuovo Berardenga, Montalcino, Montepulciano, Murlo, Sarteano, Siena, Sinalunga.

Comunicato stampa di Tiziano Carradori, Toscana Notizie

Pubblicato il 12 luglio 2016        fonte
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Olive-Oil-Tasting-GlassLa Camera di Commercio di Pisa organizza in collaborazione con A.s.CO.E un corso per assaggiatori di olio di oliva (teorico-pratico) idoneo a fornire l’abilitazione per l’iscrizione nell’ Elenco Nazionale di Tecnici ed Esperti degli oli di oliva vergini ed extravergini e si pone l’obiettivo di far acquisire nozioni sulle materie di base del settore e sulle caratteristiche fisiologiche dell’olio al fine di riconoscerne pregi e difetti principali.

Al termine verrà rilasciato un attestato di idoneità fisiologica all’assaggio a tutti coloro che avranno frequentato almeno il 85% delle ore di lezione e superato le prove selettive.

Il corso è attualmente in fase di riconoscimento da parte della Regione Toscana.

Per chi è:
Il corso è rivolto a tutti coloro che desiderano acquisire una conoscenza specialistica dell’olio di oliva: produttori olivicoli, titolari o operatori di frantoio, dipendenti o titolari di industrie di trasformazione o imprese commerciali del settore oleario, dipendenti o titolari di strutture ricettive e della ristorazione, agronomi e consulenti di aziende olivicole, appassionati al settore della degustazione dell’olio extravergine di oliva.

Periodo corso: dal 30 giugno al 6 luglio 2016 dalle ore 9.00 alle ore 18.00

Durata corso: 40 ore di lezione

Sede: Camera di Commercio di Pisa – Piazza Vittorio Emanuele II, 5 – Pisa

Quota adesione: euro 500,00 + IVA 22%

Docenza: Dott. Luciano Scarselli – Capo Panel del Comitato di Assaggio della Camera di Commercio di Pisa e altri docenti esperti del settore.

A chi rivolgersi:
Ufficio Agricoltura
Camera di Commercio di Pisa
Piazza Vittorio Emanuele II n.5 56125 Pisa
Tel.050/512220/280
e-mail: agricoltura@pi.camcom.it

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olive-tasting-glassesQuando sentiamo un difetto organolettico in un olio in realtà non stiamo percependo una sola molecola ma un insieme di molecole e a dimostrarlo un'altra volta una ricerca dell'Università californiana di Davis.
La letteratura scientifica sull'argomento è sempre molto ricca e spesso riserva anche qualche sorpresa.
Non sempre, per esempio, i ricercatori sono concordi nell'individuare i composti chiave di un certo aroma o difetto organolettico.
In alcuni casi, rispetto alla letteratura disponibile, si scopre che, a parità di difetto, alcuni composti sono molto presenti in alcuni campioni e non in altri. E' il caso dei 3,4-dietil-1,5-esadiene e 3-etil-1,5-ottadiene, trovati in percentuali sensibili, fino al 22% del totale, in alcuni oli rancidi dall'Università di Davis,

Partiamo da qualche elemento base.

La sensazione di rancido è causata dall'ossidazione o dalla foto ossidazione delle catene di acidi grassi insaturi con conseguente formazione di composti volatili C6-C12.
Altre sensazioni, tra cui riscaldo, muffa e inacetito, sono dovute a fermentazione a carico delle olive. I batteri Clostridium e Pseudomonas sarebbero i maggiori responsabili della formazione delle molecole del riscaldo. I batteri Aspergillus e Penicillium di quello di muffa. Alcuni lieviti, con fermentazioni anaerobiche, possono portare alla formazione del difetto di inacetito-avvinato.

I ricercatori americani hanno cercato di individuare i composti volatili presenti nello spazio di testa dell'olio attraverso analisi complesse, ovvero gascromatografia con combinazione con rilevatore a ionizzazione di fiamma o spettrometria di massa dopo micro estrazione in fase solida o estrazione dello spazio di testa dinamico.

Per quanto riguarda l'olio rancido nello spazio di testa dell'olio sono stati trovati 33 diversi composti. Più precisamente 17 aldeidi (60.18%), 6 alcoli (25.08%), 3 chetoni (3,04%), 2 esteri (4,14%), 1 acido (3.97% ) e 2 terpeni (0.81%).
Inoltre, 3,4-dietil-1,5-esadiene e 3-etil-1,5-ottadiene sono stati rilevati nello spazio di testa di oli di oliva rancidi. Questi dimeri pentenici erano assenti o trovati in tracce in altri campioni di olio difettosi. Resta dunque da capire il loro ruolo nel comporre il difetto organolettico.

Per quanto riguarda l'olio con odor di muffa i composti individuati sono stati 34. Sono state individuate quantità elevate di esteri (37.75%), alcoli (20.21%) e acidi (16.96%). Rispetto a studi precedenti che individuavano in butanoato etile, propanoato etile e acetato di butile i composti maggiormente rappresentativi, i composti dominanti nello studio americano sono stati acetato di Z-3-esenile (23.79 %), acetato di esile (5,48%), acetato di etile (4,27%) e acetato di ottile (4,21%). Acido acetico (11,98%), acetato di etile (4,27%), acido nonanoico (3,50%) ed etanolo (3,44%) sono gli indici di una fermentazione anaerobica causata da Pseudomonas che è stata ritrovata anche nell'olio con odor di muffa.

Pochi dubbi quando si tratta di avvinato, invece. Il composto più presente nello spazio di testa, in senso assoluto, è l'acido acetico (77,95%), conosciuto come il principale prodotto della fermentazione causate da batteri acetici. Significativa, comunque, anche la presenza di acido butirrico (2,35%), acido esanoico (2,58%) e acido pentanoico (0,6%).

Negli oli ottenuti da olive congelate, invece, sono stati trovati alti livelli di limonene, fino al 61,62%. Composti riscontrati solo negli oli da olive congelate α-pinene (0,10%), benzaldeide (0,11%), β-pinene (0,19%), myrcene (2.66 %), phenyloxirane (0,12%), e-β-ocimene (0,56%), benzoato di metile (0,12%) e linalolo (0,39%), myrcene (2,66%), E-β-ocimene (6,26%) e benzoato di metile (0,61%).

Non tutti questi composti, però, sono i responsabili chiave dell'odore di difetto. Per scoprire questi composti è necessario procedere a un'analisi statistica, che tenga conto anche dei valori soglia di questi composti, ovvero dei valori al di sotto dei quali l'odore non è percepibile.

Secondo i ricercatori americani i composti chiave del difetto di rancido sono gli isomeri del 2,4 eptadienale, gli isomeri 2,4 decadeienale, il E-2-nonenale e il E-2-decennale.
Per gli oli con difetto di stantio l'acetato di Z-3-esenil e i composti dell'acido nonanoico.
Per l'avvinato l'acido acetico e quello butirrico.
Il limonene è quello chiave per l'olio da olive congelate.

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